francesco guccini che non c’è più
il filo bianco gira attorno alla fronte i lembi annodati sulla nuca incorona pensieri vaghi che tra sonno e coscienza sono evidentemente debiti d’insufficienze di tutti gli anni a dire e scrivere incompiutezze e d’altra parte chi è nato una volta perde il senso dell’eternità perde l’eternità medesima e perde l’anima che non c’era
.
al confine di stamattina il filoforte di cotone misura le durate delle assenze le assenze sono le mani che nelle separazioni si aprono per scogliere il legame che c’era e dopo quando l’assenza va via si muoveranno di nuovo a scaldare il totem di neve che stava su per il gelo dei pensieri senza il loro oggetto
.
la striscia di cotone era la corona di stamani e delicatamente ho sciolto il nodo e l’ho lasciata sulla sponda del letto
.
sulle dita è rimasto del sangue che ora resta sul foglio bianco che lascerò così so che la grammatica ha ombre di colore differente dalle quali può essere letto il quoziente di corrispondenza tra l’affetto e il segno della scrittura e il suono della voce che dice ciao buongiorno a presto e sei nella stanza chiara e sorridi di questa ingenuità di parlare con le ombre