il buon intendere e il facile volere

20 Agosto 2026 Lascia il tuo commento

sapere perché le cose sono andate come sono andate non le cambia allora bisogna augurarsi che le cose, come sono andate, cambino noi nel senso che noi potremmo smettere di voler sapere perché sia successo che sono andate in quel modo

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e dalla nostra parte del discorso cioè in questo modo di porre la questione viene da scrivere che saremo noi a porre un problema alle cose e si vede che qui queste cose cioè questi accadimenti non sono più preponderanti non sono più destino sono una porzione di vita figlie della vita che le ha portate ad essere quello che sono ad accadere nel modo come sono accadute che poi noi diciamo che ci sono accadute ma scoprendo con una folgorante intuizione che in verità ogni cosa che diciamo ci succede è una cosa che fa succedere in noi certe altre cose che fanno sì che noi non possiamo più continuare ad essere quello che eravamo

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in sostanza le uniche cose che possiamo definire le cose che ci sono accadute sono esclusivamente quelle che ci hanno costretto a non chiederci perché sono andate come sono andate e ci hanno impedito di tornare alle antiche domande sulle cause

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è accaduto di aver pensato che intendere non sia un atto razionale che garantisce l’esecuzione esatta del volere in un ambito ben delimitato delle opportunità ma che sia piuttosto una predisposizione precocemente acquisita e armoniosamente sviluppata di volgersi col ridere alla comparsa dell’altro… un attimo prima che compaia

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che ridere di allegria non sia dopo che l’abbiamo conosciuta bene nelle sue qualità, ma al suo semplice apparire cosicché siamo (come fummo ciascuno almeno una volta) autorizzati a iniziare un discorso d’amore rivolto a quella culla d’onestà connaturata e di ereditarie nobili attitudini che… dicevamo… balbettando trasecolati…

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“tanto gentile e tanto onesta pare…”

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per scoprire che il verso contenente ipotesi di conoscenza sulle qualità dell’oggetto d’amore è un proclama perentorio di altro: dice cioè che Beatrice accadde a Dante e che poteva accadere esclusivamente all’Alighieri perché lui solo, nelle circostanze geografiche sociali culturali e politiche che accoglievano quei due, possedeva e continuò ad esserne dotato per il tempo necessario a esaudire la narrazione d’essere da lei impressionato, il buono del poeta che fu intenzione somma alla scrittura per cui gli fu facile offrire la penna ai fogli e nient’altro volere gli fu necessario se non quello di non impedirsi di narrare quanto in lui stava succedendo

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lei, si può star certi, dormì sogni assai poco poetici e vai a sapere quanto inoltre fosse disposta a facili intimi sorrisi e a sapienti e fulminanti ironie forse in contrasto con le pretese di attivazione di certe novità stilistiche alla figura femminile

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di certo si sa distratta e lontana nella sua natura dall’ossessione amorosa di lui che tutto il mondo accoglie come notaio d’un contratto il più adeguato alle virili aspettative riguardo al cuore dell’amata, senza chiedere alla donna il permesso di divulgazione e soprattutto senza chiederci (noi tutti) se lei, anche una volta che l’avesse accordato, fosse stata all’altezza

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Beatrice non fu Beatrice? fu quello che accadde all’Alighieri? Beatrice è Dante mutato dall’incrocio spaziale di due figure in una strada? la capacità di intendere non sarà quella dolcezza, che va dagli occhi al cuore..“che intender non la può chi non la prova” ?

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e viene il pensiero che il bene ( buon ) intendere possa rendere facile ( inutile ) il volere


ferragosto 2026

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