la buona norma e il di più: il sonno il foglio e il sogno da scrivere
ho assistito alle vicende più straordinarie anzi no mi sono sentito raccontare le vicende più inattendibili implausibili di stati asimmetrici di una asimmetria del tutto non prevedibile e la narrazione pienava la stanza di stupore e anche i dolori che si versavano erano fiumi d’oro e miele perché florida sorgeva la messe di meraviglia per la natura quasi irreale delle fibre del testo steso ad asciugare all’ascolto che prestavo silenzioso per poi restare stremato e già attento a qualsiasi ipotesi di continuità delle storia vicino al pianto o alla sfinitezza dell’altro che soddisfatto del lavoro d’aver detto il segreto sempre poi sorrideva riposando
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eppoi sulla mia pelle restavano le tracce delle parole intenzionate o meno ad una auspicata ospitalità ma anche male intenzionate svogliate o elusive verbosità apparenti lontane da iniziali e fugaci voglie di confessione o resa
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così ho vissuto sempre dacché ho lasciato che il discorso fluisse senza pensare alla morale del pensiero
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ieri è venuta la nota impossibile in questa successione la nota che porterà la composizione della vita ad una variazione che si è riflessa subito, che si rifletté bisogna dire perché la prima armonica a battere il muro rese -tutto quanto prevedibile laggiù- di già remoto, alla prima pressione del terzo dito sul tasto invisibile sparito che scompaginó, lo sentii chiaro, la solida impalcatura del fino a lì ben temperato convivere dei ben noti dodici suoni al fortepiano
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e poi
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ieri parla e dice che non saranno le storie a portare le stranezza e l’estatica meraviglia di cui sono fatte ma questa tastiera appena inaugurata da un tono di risolutezza a nuovi amori sulla quale ogni espressione chiede pazienza di anni per poter comprendere cosa è stato che s’è detto e perché
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ieri tutti gli anni sono riapparsi: prima nella sensibilità dell’intenzione acustica d’una frase non forzata poi nella conclusione d’una pausa di sguardo e voce che s’è conclusa opponendosi su una avversativa che sostiene il vero appena detto che altrimenti, sempre, era smentito, nella caduta di ipotesi precedenti mostratesi illusioni poi fallite
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“bello, però!” dicesti. E è tutto qui
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ed ho aspettato di dimenticare come sempre mi succede di non riuscire a, salvifico, tenere la precisione testuale dell’amore esperito o l’odio spesso perché no in prevalenza che nel rapporto accade
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ma la tua frase resta
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bello però s’intende chi se l’aspettava
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e perché no dico io! per una volta senza una smentita! (e ti tenni ferma la mano con la mano)
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bello però mi sta intero addosso e non aspetta più niente non la frattura cattiva della morte e sono io quell’avverbio che conclude mirando sopra di sé tutto quanto nessun dopo è venuto a smentire e la mente non può scordare niente perché questo che dico è conoscenza viva non mummia ben conservata d’un ricordo
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sulla tastiera scordata del piano di esistenza che ieri è venuto stavano già interi i secondi tutti uguali del primo silenzio punto d’inizio dei minuti e le ore fino a quest’ora che il sonno riposa accanto agli occhi disposto ad accettare la dittatura che li tiene buoni a vedere quel che la mano scrive
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e sono agenti fidati il sonno la carta il sogno e i segni della scrittura con l’inchiostro a imprimermi sul libro del pensiero, quest’oggi:
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“Dormi… adesso”(*)
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(*)come una sola volta fu con lei.
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