la buona norma e il di più: il sonno il foglio e il sogno da scrivere

10 Settembre 2026 Lascia il tuo commento

ho assistito alle vicende più straordinarie anzi no mi sono sentito raccontare le vicende più inattendibili implausibili di stati asimmetrici di una asimmetria del tutto non prevedibile e la narrazione pienava la stanza di stupore e anche i dolori che si versavano erano fiumi d’oro e miele perché florida sorgeva la messe di meraviglia per la natura quasi irreale delle fibre del testo steso ad asciugare all’ascolto che prestavo silenzioso per poi restare stremato e già attento a qualsiasi ipotesi di continuità delle storia vicino al pianto o alla sfinitezza dell’altro che soddisfatto del lavoro d’aver detto il segreto sempre poi sorrideva riposando

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eppoi sulla mia pelle restavano le tracce delle parole intenzionate o meno ad una auspicata ospitalità ma anche male intenzionate svogliate o elusive verbosità apparenti lontane da iniziali e fugaci voglie di confessione o resa

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così ho vissuto sempre dacché ho lasciato che il discorso fluisse senza pensare alla morale del pensiero

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ieri è venuta la nota impossibile in questa successione la nota che porterà la composizione della vita ad una variazione che si è riflessa subito, che si rifletté bisogna dire perché la prima armonica a battere il muro rese -tutto quanto prevedibile laggiù- di già remoto, alla prima pressione del terzo dito sul tasto invisibile sparito che scompaginó, lo sentii chiaro, la solida impalcatura del fino a lì ben temperato convivere dei ben noti dodici suoni al fortepiano

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e poi

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ieri parla e dice che non saranno le storie a portare le stranezza e l’estatica meraviglia di cui sono fatte ma questa tastiera appena inaugurata da un tono di risolutezza a nuovi amori sulla quale ogni espressione chiede pazienza di anni per poter comprendere cosa è stato che s’è detto e perché

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ieri tutti gli anni sono riapparsi: prima nella sensibilità dell’intenzione acustica d’una frase non forzata poi nella conclusione d’una pausa di sguardo e voce che s’è conclusa opponendosi su una avversativa che sostiene il vero appena detto che altrimenti, sempre, era smentito, nella caduta di ipotesi precedenti mostratesi illusioni poi fallite

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“bello, però!” dicesti. E è tutto qui

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ed ho aspettato di dimenticare come sempre mi succede di non riuscire a, salvifico, tenere la precisione testuale dell’amore esperito o l’odio spesso perché no in prevalenza che nel rapporto accade

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ma la tua frase resta

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bello però s’intende chi se l’aspettava

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e perché no dico io! per una volta senza una smentita! (e ti tenni ferma la mano con la mano)

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bello però mi sta intero addosso e non aspetta più niente non la frattura cattiva della morte e sono io quell’avverbio che conclude mirando sopra di sé tutto quanto nessun dopo è venuto a smentire e la mente non può scordare niente perché questo che dico è conoscenza viva non mummia ben conservata d’un ricordo

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sulla tastiera scordata del piano di esistenza che ieri è venuto stavano già interi i secondi tutti uguali del primo silenzio punto d’inizio dei minuti e le ore fino a quest’ora che il sonno riposa accanto agli occhi disposto ad accettare la dittatura che li tiene buoni a vedere quel che la mano scrive

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e sono agenti fidati il sonno la carta il sogno e i segni della scrittura con l’inchiostro a imprimermi sul libro del pensiero, quest’oggi:

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“Dormi… adesso”(*)

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(*)come una sola volta fu con lei.


a supporto dell’intendere il senso di un sogno

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