lingua di costa
le piante dei piedi che sfioravano la riva sabbiosa si sono messe a raccontarmi che la vita è stata in me il sempre degli occhi che misuravano sensibilmente la luce percorsa
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il silenzio delle voci di esseri umani assenti là dove andavo diceva la neutralità del sonno quando il sempre si misura con i passi alterni di rare figure dei sogni che salgono alla mente dal corpo riposato e fanno camminare la vita del pensiero quando al risveglio creano nella mente l’incertezza della coscienza di sé per quel qualcosa d’altro che vi si aggiunge
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la gioia dei passi sulla terra sono stato solamente sempre e ancora succede e camminare mi risulta ipnotico poi parlando il racconto finge cose e figure ma non è che un continuo andare
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per questo forse la solitudine: per la difficoltà di accordare il ritmo sùbito sempre ad ogni istante che avanzo di un passo su un altro breve territorio e accordarsi non si può con ragionamenti perché ogni passo non viene deciso non si ha coscienza di stabilirlo e, figlio del fratello uguale che lo precede genera un proprio figlio da cui il resto dipende: per cui accordarsi è un arresto amoroso!
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qui sta intera la lingua di costa sulla quale ieri a lungo ho camminato verso sud-sud-ovest (e ritorno) a partire da un attimo precedente quando fermo all’ombra avevo letto come sia che dio non sa essere toccato dall’odio né rincuorato dalla devozione e ho scelto un’umanità in cammino radente le onde e la sabbia: per adesso esclusivamente.
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