non saper ormai più volere certe provvidenze del vivere
per limitare l’angoscia che la bellezza che compare sotto i loro occhi genera inevitabilmente negli esseri umani sottolineavo parole e frasi
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sbagliavo perché ero in grado di immaginare la bellezza legata esclusivamente all’infinità che atterrisce il pensiero e non sapevo immaginare la creatività inesauribile che chiama in causa Eros Spazio e Tempo
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la matita inutile tra le pagine ora è un segnalibro che mette in croce le righe di testo ne seppellisce la precedente minacciosa complessità resuscitando i suoni di ogni parola
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i chicchi di grano dal campo della pagina mi piovono dentro la testa e balla nel mare verticale il pensiero la musica delle gocce che vengono su dal cielo del libro aperto allo sguardo
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guardo la matita con la sua anima nera che dorme a fianco del dorso del libro come un’amante perduta nel sonno felice di ora e dico meglio così seppure non saprò più volere alcun riparo vivendo