Una buona marca di caffè
Cosa è prima e cosa, di conseguenza, fu dopo: è la conoscenza che c’era già senza coscienza, o la coscienza di oggi che c’era già in quel prima la conoscenza?
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Ma immagino che senza l’articolazione dei due termini ali della frase il discorso non tiene.
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L’ago affilato completa l’ultima circonferenza attorno ai lembi di una ferita aperta da settanta e quaranta anni.
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La mano percorre i tratti del disegno aereo circolare indifferente al dolore localizzato dalla mente sui punti affacciati ai margini della sutura
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L’affetto dei decenni passati è la curva di un sorriso perplesso che il dolore non fermi la scrittura
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Vedevo nel tuo volto silenzioso l’incredulità e ti dissi che era perché la comprensione della mente non trova la conoscenza di un dolore evitato e l’ammirazione non sa di cosa debba essere riconoscente
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Uguale è stata la persuasione che niente più che quei sorrisi ebeti e incerti erano le monete da scambiare
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La risata poteva strappare tutto e causare la morte del disegno che intanto il pensiero scriveva su volti che lasciavano la luce della stanza per svanire nel buio della sera
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L’ombra d’aria notturna dove ci eravamo perduti ieri lasciandoci soli è nel minuscolo lago alpino di caffè di una pregiata piantagione sudamericana che svelta e silenziosa la ragazza del bar fa comparire sul piano ambra del tavolino dove abitualmente poso libri e matite indispensabili a cucire carta e pensieri.
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