Infanzia

29 Settembre 2026 Lascia il tuo commento

Volevo rivelarti una cosa che forse ti sembrerà strana: che molte volte tu venivi a cercarmi piena di disperazione ed io ero infelice eppure ero riuscito a farti felice e la tua felicità alleviava l’infelicità mia e potevo guardarmi in quella mia infelicità variabile con un po’ di pietà e con un senso di perdono

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Nel rivelarti questo so di porre un problema logico-clinico, o un problema di filosofia ontologica: come può la causa infelice determinare un effetto opposto?

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Ho pensato che doveva essere che l’infelicità non conteneva un’intenzione vendicativa

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Era per aver saputo effettuare scelte ‘impossibili’ riguardanti la mia vita, una infelicità a causa mia e dunque senza l’amarezza dell’auto compassione che crede di potersi concedere il lusso dei diseredati: la cattiveria

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A salvarmi dalla cattiveria peraltro era, dell’infelicità, il dolore insuperabile e incontrastato che conferiva al mio sorriso l’impronta un po’ ebete allusione vaga ad una primitiva umanità

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In quei casi, solo in quelli, i tuoi occhi si pienavano di lacrime

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>È per la bellezza delle parole< dicevi

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Io oggi dico che fu per la fiducia di poterti consegnare alla tua natura sensibile che risorgeva di fronte alla evidente mia inermità come di primitivo

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Svaniscono le ombre dal fondo della caverna platonica e cadono come foglie secche dall’albero i pensieri vecchi

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Al loro posto è il coro di mani di una donna ripetutamente con insistente passione impresse al fondo della caverna

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Mi dicono che il primo ti amo è espressione verbale di una affettività originaria disertata dal pensiero moderno: è neonatale, prelude: non conclude.

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Dunque ti amo

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Da ora apro la scena al silenzio di parole che verrà in attesa che la mente sviluppi il linguaggio necessario per dire l’umanità residua di un’infanzia(*) ritrovata.

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(*) [Infanzia viene dal latino infantia. Alla base c’è infans, infantis — composto da: • in- = prefisso privativo, “non” • fari = “parlare, dire” [dal proto-indoeuropeo *bha- , parlare]: Infans quindi letteralmente significa “che non parla”, “incapace di parlare”.]


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