evitare garbugli e pasticci
Cerco di realizzare la grammatica delle transizioni, di tessere la vela col filo del ragionamento che deve portare a compimento la lettera per te unendo gli estremi del discorso.
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Un capo di seta sta nella mia mano sinistra l’altro è agganciato all’ago stretto nella destra che cuce seguendo una linea d’aria che impedisce il garbuglio, evita il delitto letterario, il pasticciaccio brutto di un thriller passionale.
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La relazione che abbiamo creato è una architettura di distanze variabili e tacita memoria: è ‘fino alla fine’ e ogni rotta è illusoria e per questa perentoria durata il tempo come lo viviamo è una deriva di un fulmine.
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(Nella fattispecie noi diciamo sia amore.)
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Quando resti lontana io traggo auspici da casuali precedenze, dalla caduta d’una stella a tribordo, dalle picchiata inattesa del gabbiano da una nuvola al mare.
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La fila di puntini corrisponde al pensiero che da tempo immemorabile sono sulle tue tracce: come se, penso adesso, rifare la tua strada mi consentisse di comprendere i tuoi inconsapevoli pensieri che fanno di te quel di più che sei che io amo e che nessuno vede.
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