sonno ristoratore
Gran freddo nel bosco a cercare foglie medicinali contro le mie febbri d’amore.
Su certe foglie gialle ho trovato la predizione di una divinità primordiale: che ti dormirò insieme a primavera.
Su una foglia isolata, rossa e arricciata dal gelo, l’assicurazione di un dio caprone dice che mi ami più di tutto (a modo tuo).
Su rare foglie di verde acceso e crudo c’era: lasciala sempre libera se la vuoi! (E sanguino a quel tagliente esclamativo).
Su una, di papiro crema e arancio, c’era che se lei ti ama vuole il tuo tempo più che non voglia te.
Su quelle azzurre (degli alberi del vetro) un serpe di parole scrive che i fatti mostrano la forma dei pensieri.
Il ventaglio -la foglia decadente di una palma- si dà arie e ripete l’esitazione, in amore. è avidità.
Il sangue d’una deflorazione felice rosseggia sul prato. L’amore è starle accanto. Il resto è futile intenzione.
Finisce il sogno mentre la tosse guarisce nel clima d’aria e miele della stanza. Lontano dalla foresta parlante.