santità tragica del disappetito
addii consunzione e anoressie
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il corpo
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in cielo in terra in ogni luogo
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smagrendo svapora inerte
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la medicina non ha rimedio alla sublimazione della carne in delirio di evanescenza
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il corpo semina le proprie spoglie in grani di dimagrimento ogni secondo e provoca il medico con le pose di estatica indecenza di chi, perduto l’amore, ha l’unica istanza di accedere al celeste etereo nulla
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l’esaltato sfortunato amante sostiene con gioia di non essere mai più sfamato
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non vuole più nulla e il nulla del suo volere gli appare tutte le cose
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lo attua
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e persegue la perdita subìta che stavolta è scelta e non viene imputata a nessuno perché ha perduto ogni idea dell’altro
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spogliato da sé ride immobile e si dà arie d’assoluto
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ma l’odore di santità, l’aura che cinge i prescelti, profuma di spine
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l’odore di santità sono vapori di figure svanite
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pure quello spirare e sospirare ebete, la rarefazione del pensiero da cui viene a alla quale sospinge, ispira il deliquio agli astanti particolarmente sensibili
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mentre la ricerca medica, di fronte alla epidemia dilagante delle varie forme di disappetiti, si inchina all’idea di un dio agente
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o alla consolazione d’una biologia definitivamente precedente ogni passione
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e non ha più alcuna cura del pensiero