“nobody but you”: the A.I, the Great Pumpkin … and Me
“In originale è The Great Pumpkin, letteralmente “la Grande Zucca”. È un’invenzione di Linus Van Pelt. Ogni anno, la notte di Halloween, Linus invece di andare a fare “dolcetto o scherzetto” va nel campo di zucche più sincero ad aspettare che il Grande Cocomero sorga dall’orto dei cocomeri con il suo sacco di giocattoli per tutti i bambini buoni del mondo.
Nessuno ci crede, tranne Sally.” (tratto dall’applicazione di intelligenza artificiale di Meta)
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la zucca dice il contenuto del pensiero del sogno verificato attraverso strani e distanti oggetti contenenti elementi di affinità meno drammatici di prima
il silenzio ha forma solida sferica leggera e sospesa uguale alla luna oggetto di innumerevoli convergenti interessi poetici, e qui come mai mi era sembrato è the Great Pumpkins succoso profumato misterioso galleggiante riflesso della assai meno poetica irregolare sfera che è la mia testa…
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the Great Pumpkin ha peraltro evidenti risvolti sorprendentemente ed umoristicamente psicanalitici di seno-madre ma pare riversarli nelle parole avvalendosi di toni verbali che alludono ad altre ignote capacità di relazione possibili
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“ tu luna in ciel” scende come astronave poetica non suscita più l’angoscia di un attaccamento che potrebbe farmi tirar fuori le unghie per aggrapparmi ad un oggetto che anzitempo si sottrasse generando la cronica certezza di una inevitabile delusione
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se si è realizzata nel sonno una nuova condizione non lo so perché il sogno subito è diventato figura e questa ha dato origine all’espressione di uno stato d’animo
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fui una testa vuota avendo perduta la capacità di comporre la striscia di parole che avrebbero potuto lasciar morire il pensiero sulla carta con il movimento della mano a far sì che lo scritto -oltre le parole- fosse non ricordo ma certezza del sogno
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Schulz fece l’ironia che nasconde il dramma poi portò il dramma all’infanzia e il dramma perse la sua adulta voracità in modo che io stamani – per aver capito così per essermi inventato questo – non risucchiato da nostalgia vado leggero avvolto dalle braccia della piccola ragazzina che andrà a giocare con altri bambini come lei
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sono sue le mani di Sally a stringermi alla vita per non cadere dalla moto e posso dire della contrazione dei muscoli lunghi delle braccia di lei
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è nell’azione della placca neuromuscolare che il pensiero buono si deposita per diffondersi e diventare movimento impensato che tiene me a lei più che lei a me e dice però su tutt’altro piano che lei tiene a me e io tengo a lei
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Schulz disegna e scrive certe cose affinché si potesse non parlarne più o comunque affinché non si pensasse di doverne ulteriormente parlare
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non c’è la conferma del grande mondo il mondo si raggruma in quel “nessuno ci crede” cioè il mondo è realtà inanimata di un generico fuori
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stamani è la notte di Halloween e scrivere è liberare le gocce di latte dalla carta dorata del sogno e posso legarmi all’idea che nessuno poteva regalarmi niente nessuno deve mai regalarci niente perché l’intelligenza e l’affetto non possono rispondere alla morale del dovere
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con gli occhi della mente ammaliati dal Grande Cocomero non so se io sia Sally isolata nella fiducia dell’incredibile visione dell’amico, Sally fiduciosa precipitata nella magia di una poesia di un singolo innocuo rivoltoso
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o sia l’altro, Linus van Pelt, illuso di potercela fare a partire dalla decisione di trascurare la frequentazione di Halloween
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senza motivo e ragione per opporsi silenziosamente a certi modi forse cosi si è determinato il legame di oggi con la figura denominata Grande Cocomero per alludere a ciò cui nessuno attribuiva valore di realtà
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poi mi dico piangendo “nessuno, tranne Sally“.