intertesti
Tutto sta nella scrittura sapienziale piena di incisi che trattengono il calore in caverne di voci ascoltate e precipitate avvolgendosi nelle spire dei padiglioni auricolari del ragazzino che è un radiotelescopio.
Il neonato prende luce sulla pellicola di gel amniotico che lo copre da capo a piedi senza difetti ed è del tutto differente dal semidio ‘pelle d’acciaio’ che era fatalmente fragile nel tallone.
Non è noto ancora, non ci sono le prove, se sia vero che si avrebbe la tanto reclamizzata nostalgia dell’utero non appena si venga partoriti dalle spinte che pulsano in fuori. E ci traghettano all’esterno.
La teoria in voga si esprime così ma, mi dico, forse, ad una decifrazione intertestuale, il narcisismo primario normale ricalca solo malamente il mito dell’immersione di un bambino troppo amato nello Stige per assicurargli l’invulnerabilità.
Il troppo amore è importuno. Ebbe effetti indesiderati. Fallita la fantasticheria della fattura bislacca di un semidio, l’impronta della mano che teneva il figlio immerso nell’acqua della dimenticanza, suggerisce che è ineliminabile il germe di umanità negli umani.
È ciò che poi si diffonde e allaga il corpo che attende l’acqua della conferma in sorrisi e carezze. E si può aver un’idea che invulnerabile forse era l’eccesso screanzato di una pretesa insensibilità.
Infatti Teti spingerà Achille alla morte in battaglia perché la lucida corazza forgiata alla nascita dovrà splendere al sole della morte. L’eroe malcreato ha la disgrazia di essere restato sensibile in un punto. ‘Deve’ morire.
Per alcuni, in realtà, l’impronta umana è un difetto.