il silenzio che ci circonda
il mio nome davvero vuoi -ti ho chiesto dubbioso -e per cosa… per poterlo a tuo piacimento pronunciare… ma hai mai pensato- ho aggiunto -che il suono di un nome nel vento invisibile che lo porta cambia l’umore e i pensieri al suo bersaglio
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il nome cambia sulle labbra di chi chiama che ci dà il permesso e ci ordina l’obbligo di comparire all’altro e fare ingresso nel mondo
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nelle pareti che fanno gli angoli del silenzio di cui siamo il vertice non paiono esserci aperture fin quando non sentiamo il nostro nome suonare nell’abside della gola del parlante
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ascoltiamo quei suoni che svelano la nostra esistenza che chiamata in causa diviene necessaria
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sai quanto ci vuole a fare un fuoco a partire da niente pietre aguzze dure e pietre tonde lisce e foglie secche o ciuffi di lana di pecora o capra e mani buone e volontà al riparo dal vento
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e nessuno parlava probabilmente e però forse fu nell’accendere il fuoco che un mugolio di soddisfazione o vittoria sprigionato dalla prima fiamma si levò verso il volto dell’altro e fu il suo nome
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battesimo involontario che disegnò la fisionomia della riconoscenza
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chiamami via da me
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toglimi l’estraneità a me stesso
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ridi pronunciando il suono come il mio nome fosse il riflesso di un incendio lontano
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il silenzio è fuoco in mente
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di chi dorme
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e brucia
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