davvero?
Vedi tutto dice una voce del menu sulla pagina aperto.
Tutto! Eh… si potesse!
Dovremo rifarci da capo mi diceva con la mano a carezzarmi i capelli in un letto profumato.
Che rinasce ora? Che c’entra? Forse perché ora aspetto la sua voce.
Avrò avuto cinque anni. Avevo la certezza prematura di quello che amavo: lucertole, erba, gli amici, le invenzioni pomeridiane, chi sei tu e chi sono io nel gioco. Ben chiaro.
Poi la sera un attimo di dolore.
Dov’è ?
Non può stasera. È al lavoro. Ma non pensa che a te.
Poi silenzio.
Racconta. Racconta.
Poi la tristezza.
Forse invece non mi pensa…!
Le mani tra i capelli calmavano le domande. Il riflesso della carezza fermava le azioni muscolari e il corpo si assopiva.
Ma il pensiero di lei che non c’era si acuiva. La pelle accarezzata bruciava. Io ero una domanda.
Come si fa a chiedere la verità sull’amore senza il dolore del dubbio?
Così poi non chiedevo più. Non ho più chiesto. Non so perché ora viene su da solo. Che è indispensabile non difendersi più. Chiedo.
…davvero mi ami?
1 commento
È bellissimo sentire quest’attimo di umanità ..di incertezza. .Il medico sapiente, libero. .tornato uomo…