Zero. Storia di una cifra

8 Ottobre 2010

(pagina 248): “Mentre l’universo si raffreddava dopo il big bang, materia e antimateria si annichilavano quasi completamente a vicenda,  risolvendosi in radiazione pura. Tuttavia la simmetria non era perfetta (non c’era alcuna bellezza): ogni cento milioni di copie di quark e di antiquark, c’era un quark in più, il fondamento della materia – e da questa impercettibile inclinazione della bilancia nacquero le stelle e i pianeti e i gabbiani e noi stessi. I confini dello spazio e gli inizi del tempo: alla fine scopriamo che lo zero non era acquattato né nell’uno né nell’altro di questi nascondigli ai quali inutilmente abbiamo rivolto la nostra attenzione. E’ certamente più naturale cercarlo nel centro inerte delle cose, dove fu immaginato quando l’esistenza dei numeri negativi divenne sempre più chiara: lo zero come fulcro attorno al quale questi e i positivi stanno in equilibrio: e, in modo ancora più esplicito come perni dei sistemi di coordinate che ci permettono di seguire un percorso e fare ritorno senza correre rischi. “

(pagina 257): “Diciamo piuttosto che lo zero è una relazione e che le relazioni si trovano in quella zona intermedia fra mente e materia in cui la matematica stabilisce i compromessi che rendono reciprocamente accessibili l’interpretazione e la realtà.“

(ultima pagina): “scrivo queste parole stando in mezzo alle cose, nel mezzo del tempo. Il mondo si estende lontano da ogni lato, traendo le proprie coordinate da un centro immoto che saltuariamente catturiamo in quanto sé; un centro che (….)  ascolta e osserva. Nulla che non ci sia e il nulla che c’è.”


l'accensione del fuoco
Letteratura come utopia, Ingeborg Bachmann (*)

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