volere innocente che m’ami di più

22 Ottobre 2019 Lascia il tuo commento

Si può essere amati. E visti per quello che siamo. Per quel modesto essere che agli occhi di chi ci ama é così speciale.

Possiamo essere completamente ridisegnati. Ridefiniti punto per punto. Affidati ad occhi esperti. Presi in carico. Riassunti.

Poi, dopo che tutto questo è successo, appena si è completata la serie dei gesti indispensabili alle vivificazioni, cioè appena siamo stati persuasi e guariti dal nostro pessimismo che era l’unico atteggiamento di pensiero rimastoci, solo allora noi potremo, dismesse le pesanti incombenze dell’autoconsapevolezza, miracolosamente ( come poi definiremo quelle rinascite nei racconti facondi ai nostri commensali durante le future sessioni di innocenti nuovi giochi d’azzardo attorno a minuscoli tavoli da the di certe piazze delle Medine mediorientali ) vedere il volto della nostra ospite ultima che ci sorride ammaliata.

Allora, e cioè soltanto nel racconto di quel momento di istantaneo accecamento come tornerà sul prato della memoria dal sottosuolo umido delle radici di ogni filo d’erba nelle quali si era annidata dissolvendosi nelle sue componenti elementari, l’idea di legami differenti, un’idea che a sua volta non è riproposizione di nessun’altra, si sarà definitivamente rigenerata in un inedito intreccio sinaptico di fibre nervose che realizzeranno una funzione incerta suggestiva e sconosciuta.

Quell’ordinamento imprevisto di baldanzosa ignoranza avrà la dignità di una individuazione poetica di noi.

Non sarà l’io: si rivelerà precedente e primitivo: precursore di ogni aspirazione al mistero dell’identità. Dell’io sarà la legittimazione. Un battesimo blasfemo della luce sulla materia scura cerebrale, alla base della vita irripetibile di ognuno di noi. Poi memoria e racconto. Poi sviluppo di passioni in infinite forme: tante quante furono e saranno le pratiche di recitazione poetica.

Quell’essere io fu infatti una di esse. Quando inequivocabilmente e esclusivamente divenni forma ingenua di recitazione di un verso a memoria.

Questo essere io io dico essere il volto di lei che si mostrò e si sciolse dileguando in miele nell’oceanica complessità del fondo degli occhi dove la luce si spense e non ci fu più nessuna figura perché … eccomi là sbucato dal buio che comincio a pensare.

L’eccitazione dello stimolo luminoso nella forma di lei si coagulò in una seconda nascita del pensiero.

Solo allora potei chiudere gli occhi e lasciar andare tutto per il tempo necessario e non fu più la patologia di un annullare il mondo. Diventò sognare ad occhi aperti certe buone ragioni per vivere. Fondare la vita biologica della mente.

Ora dico eravamo già insieme noi due. E giurando spergiuro. E mento. La bugia è innocente ‘volere’ che lei mi ami di più.


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