vita anfibia

12 Aprile 2019 Lascia il tuo commento

“Le cose che non si sanno spiegare sono misteri. O regali.”

Sono ami che ahimè, non si sa come, in quale distratto cercare, si ficcano sotto la pelle.

Hanno quei loro uncini terminali che per toglierli fanno patire e d’altra parte toglierli si dovrà.

Le cose in mente giungono inspiegabilmente: come il sangue copioso sgorga da una ferita sottile che pareva innocua.

Le nostre stesse vite sono scene di un film rimaste -come ami nella carne inutili invalidanti- per anni, un mistero aperto.

Cosi, in attesa di una comprensione, siamo case galleggianti sulle acque interne di un’isola. Le nostre identità restano in aria.

L’io, famigerato tra gli psicologi, è composto dai passi sulle piattaforme abitate.

Oppure è una goccia di sangue segretamente versata che non importa a nessuno e nessuno sa.

È necessario un creatore che tiri le fila di questo universo anfibio. Che noi siamo resuscitati dal fondo dell’anonimato.

Che, alla fine, qualcuno che si china piangendo sui nostri volti esangui infigga il suo uncino nella nostra carne. E irragionevolmente chieda.

Fantasiosamente puoi immaginare che siamo, da quel momento, il pesciolino d’oro. Che, da quel momento, cantiamo favolose promesse agli astanti.

Esterrefatti.


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