vastità del ‘soggetto’
Sottomesso al tempo finisco per risolvermi in un dolce modesto sentire che è insieme soggetto e sostentamento.
Sottostare al tempo è dirmi che il tempo è un grand’uomo, un corpo esteso, una nave in una foresta che avanzano insieme.
Una nave e la sua foresta. Così viene l’immagine dalla sottomissione, dalla sincronia con la lentezza esasperante della materia che forma nuove idee.
La nave sopra un oceano d’alberi oscillanti da nero a verde. Le navi sono la vita senza pericolo. Perché naviga sulla foresta che non è una minaccia.
È pensiero, la foresta: che accoglie le sue stesse incessanti costruzioni -galeoni brigantini golette vapori.
Le navi della nostra vita hanno le chiglie sommerse nel rumore neuronale ancora indistinto da cui si levano già i lembi alti delle intuizioni come vele maestose e fumaioli.
Solo di quello sappiamo. Sappiamo le promettenti azioni del pensiero che fluttuano incardinate al lavoro incessante della manovalanza biologica.
Si dice di vele e fumi. Si dice quel che si può dire. L’io è vapori e sventolii. Il soggetto si occupa di tutto. Non si perde in parole.
Il soggetto ha la sottomissione: una capacità generica di grande vastità adatta a sostenere la natura dell’esistenza che è smisurata al cospetto della singolarità striminzita dell’io.