una rondine tardo romantica
Non ricordo quando ho cominciato a scriverti. Avevo otto anni di sicuro ma il giorno esatto chi sa. Ho ripreso più volte. Tu non eri mai uguale. Hai avuto volti differenti. Quando ti sei fermata è stata la primavera scorsa. Il fatto che ci sei dice primavera. Mentre cresci divento niente.
Ci cercavamo all’imbarco. Un mare di lacrime. L’aria tessuta di baci lanciati tra mare e terra. Solo questo.
Non contano più gli umori. Il medico del manicomio gira l’angolo e va via in uno svolazzo del camice ridotto a un triangolo bianco. Non rondine. Io sono la rondine.
Mi lasciano stare. Meglio. Sarebbe tutto inutile. Sono liberi. Non lo sanno. Vorrebbero disperarsi. Come ho fatto io fino a ieri salvandoli dalla disperazione. Bisogna essere generosi. Non è da tutti.