una composizione di Claudio Monteverdi
Ti amavo: duravo appeso al nome legato al tuo profilo, il filo del cui disegno s’era attorcigliato al cuore.
È arduo distinguere l’edera verde e aggressiva del legame dalle arterie rosse e pulsanti e amare resta infinito di etimologia incerta.
L’incertezza tra natura umana e natura non umana provoca il brivido lungo la schiena che costringe a cercare sempre la linea di demarcazione.
Definiti e sicuri un albero, un maestro, la severità, le mani dei muratori e i magnificat che prorompono dalle navate e spingono in cielo le chiese.
Guardando le nuvole se ne trovano in giro per il cielo di questi velivoli a guglie sonanti mischiati alla flotta di altre invenzioni.
Quando ci si ammala invadono l’alta aria chiglie armate. Sono i giorni in cui ci si prepara alla guerra che segue sempre la pace perduta.
Ascolto il “Vespro della Beata Vergine” di Claudio Monteverdi. La cattedrale di fiati accalorati porta il ricordo profano del primo rapporto.
Il tuo seno distolse per sempre il pensiero dalle nuvole. Appassionatamente ci si scagliava sulla collina che sorreggeva la bella casa.
La musica di Monteverdi il tuo ansimare.