un articolo lungo
L’origine del pensiero verbale è priva di dizione. La mano è una terrazza sul foglio. Il silenzio che precede la mia richiesta di te è il miraggio esitante di parole ancora da dire.
Io stesso -miraggio e aggetto sulla facciata di un palazzo smisurato che è la mia appartenenza alla vita degli altri- esisto solo nel continuo ‘sempre’ di dovermi condurre a compimento.
Quanto detto e scritto poi subito sporge anche all’interno. La scrittura refluisce al di qua delle dita lungo il braccio e la spalla fino alla nuca e ai nuclei della base e infine ai rami più alti della foresta cerebrale.
Le cose pronunciate come insettini multicolori rientrano per la gola.
E mentre vado approssimandomi alla scrittura e alla parola rientro anche in me in cerca di un mio auspicabile riconoscimento.
Dentro me si genera un miraggio ulteriore e altre richieste pensili: nuove parole e esitazioni della mano sono le radici aeree della pianta che sta crescendo.
Definito entro un vorticare inarrestabile fuori dalla vita figurativa il focolare consuma lento i non vedenti nella macchina termica per la rivoluzione dei saperi.
Nel 1972 è la scoperta (almeno in senso di una locuzione fino ad allora sconosciuta) di ‘fantasia di sparizione’. (Massimo Fagioli “Istinto di morte e conoscenza”)
Negli anni fino ad oggi la ricerca sembra avvicinarsi alla virtù essenziale del proposito teorico: spazzare via il concetto di negazione come essenza fondativa della logica del pensiero.
Il niente non è negazione, cioè inaccessibile all’immaginazione. Al contrario: si può immaginare il niente come sparizione di qualcosa. Di qualsiasi cosa.
Immaginare non è fantasticare l’esistenza di un niente come esistenza fondativa opposta all’essere.
Siccome immaginare non è relativo alla sensazione visiva esso è conoscenza che niente è perché qualcosa è sparito alla vista ma resta esistente nella mente.
La fantasia di esistenza di qualcosa che c’era e non c’è più potrebbe, nella metodologia clinica dell’interpretazione dei fenomeni psicologici, opporsi alla ‘pulsione’ che è fantasticare di fare non esistente qualcosa che c’è (…. nella psicosi l’estremo fare nulla di tutto.)
Il pensiero si svolge tra questi due modi: uno corrente indispensabile vigente e l’altro unico irreversibile e fatale.
La negazione non è costitutiva delle forme del pensiero. È una conseguenza fulminea che si trae quando una assenza ci risulta intollerabile.
Se è la disperazione del filosofo che porta alla negazione come limite ultimo e invalicabile del pensiero dell’altro…. non saranno i possibili sviluppi i naufraghi non ancora avvistati dalla nostra riva?
Categoria: Chimica