un articolo lungo

16 Gennaio 2019 Lascia il tuo commento

L’origine del pensiero verbale è priva di dizione. La mano è una terrazza sul foglio. Il silenzio che precede la mia richiesta di te è il miraggio esitante di parole ancora da dire. 

Io stesso -miraggio e aggetto sulla facciata di un palazzo smisurato che è la mia appartenenza alla vita degli altri- esisto solo nel continuo ‘sempre’ di dovermi condurre a compimento. 

Quanto detto e scritto poi subito sporge anche all’interno. La scrittura refluisce al di qua delle dita lungo il braccio e la spalla fino alla nuca e ai nuclei della base e infine ai rami più alti della foresta cerebrale. 

Le cose pronunciate come insettini multicolori rientrano per la gola. 

E mentre vado approssimandomi alla scrittura e alla parola rientro anche in me in cerca di un mio auspicabile riconoscimento. 

Dentro me si genera un miraggio ulteriore e altre richieste pensili: nuove parole e esitazioni della mano sono le radici aeree della pianta che sta crescendo.

Definito entro un vorticare inarrestabile fuori dalla vita figurativa il focolare consuma lento i non vedenti nella macchina termica per la rivoluzione dei saperi. 

Nel 1972 è la scoperta (almeno in senso di una locuzione fino ad allora sconosciuta) di ‘fantasia di sparizione’. (Massimo Fagioli “Istinto di morte e conoscenza”)

Negli anni fino ad oggi la ricerca sembra avvicinarsi alla virtù essenziale del proposito teorico: spazzare via il concetto di negazione come essenza fondativa della logica del pensiero. 

Il niente non è negazione, cioè inaccessibile all’immaginazione. Al contrario: si può immaginare il niente come sparizione di qualcosa. Di qualsiasi cosa. 

Immaginare non è fantasticare l’esistenza di un niente come esistenza fondativa opposta all’essere. 

Siccome immaginare non è relativo alla sensazione visiva esso è conoscenza che niente è perché qualcosa è sparito alla vista ma resta esistente nella mente.

La fantasia di esistenza di qualcosa che c’era e non c’è più potrebbe, nella metodologia clinica dell’interpretazione dei fenomeni psicologici, opporsi alla ‘pulsione’ che è fantasticare di fare non esistente qualcosa che c’è (…. nella psicosi l’estremo fare nulla di tutto.)

Il pensiero si svolge tra questi due modi: uno corrente indispensabile vigente e l’altro unico irreversibile e fatale. 

La negazione non è costitutiva delle forme del pensiero. È una conseguenza fulminea che si trae quando una assenza ci risulta intollerabile. 

Se è la disperazione del filosofo che porta alla negazione come limite ultimo e invalicabile del pensiero dell’altro…. non saranno i possibili sviluppi i naufraghi non ancora avvistati dalla nostra riva?


Categoria:

slot-machines e conoscenza
moscerini della frutta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.