ultimo amore a Kabul
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”essere nel mondo”
(Polaroid)
Ecco che tirano su i muri cioè le saracinesche dell’invidia che dovrebbe fermare l’acqua. Somiglia alla vicenda di molti accordi sentimentali. Se ti amo non è che sia male e se mi dai rifugio e io creo stanze per riceverti non è un danno verso nessuno.
Ma si sono lasciate sviluppare le cose secondo una logica insensata. Poiché l’amore denuncia la violenza delle relazioni infelici deve restare nascosto. E siccome nel nasconderlo non c’è solo protezione ma anche negazione allora inevitabilmente l’odio esce alla luce del sole e bombarda i quartieri periferici dove l’amore si annida.
Oggi la calca all’aeroporto lascia vedere bene che i giorni facili sono in fuga e una per una le parole che esaltavano la nostra civiltà si sono trasformate in una popolazione di profughi atterriti e cenciosi: che nessuno pare voler più ascoltare.
È certo che le sciagure collettive sono causate dalla inconsistenza etica dei singoli detentori del potere che li spinge a decisioni che non sono ‘fatali’ ma ‘imposte’.
Essi mettono in scena il teatro della loro disperazione e la fanno recitare a noi. La loro mentalità diplomatica contiene la malagrazia di anime afflitte da irreversibili perdite e inconfessabili compromessi.
Chi resta tira su i ragazzini oltre un muro che confina con il cielo. Sono gesti di un amore non più nascosto che nessuno ha ancora avuto la sfacciataggine di aggredire.
La ricerca è di chi, con occhi spalancati da un’insonnia di passione, non smette di proteggere dall’odio quelli che manifestano la felicità del coraggio.
Categoria: Antropologia