tutto questo
tutto questo
La fame e ci gettammo su alcune parole in modo settario. Fantasia, pulsione, rifiuto, investimento. Ora è tempo di rendermi conto e rifiutare. Servono al rifiuto parole più di sempre libere e menti ancora sveglie. Al contrario da subito -a quel tempo- un anticonformismo di maniera si prese la briga di assumere quelle parole per ruminarle per bene. Erba nutriente e somari.
Servono altri distinguo e altre parole. Racconto il silenzio che tiene l’idea di sonorità muta in cuore. C’è un potere, una opposizione e – terza – una ricerca non neutrale e neppure intermedia che ha figli e figlie in fila: tenuti lontani. Soffia dall’abisso di cui non si avverte il pavimento, da sotto, un insolito vento di mare: che fa sognare il mare. Nella poesia amiamo il candore del suono della parola: “…luce…”
Nella ricerca fisica, forse, neanche la luce avrà più il proprio posto: da regina di frontiera dicono che si sia improvvisata a sentinella. Noi, subito, a gridare l’occasione nuova per avvicinare la fronte al vetro gelato che dà sul fiordo. “Guarda là che meraviglia oltre la striatura chiara. L’opacità del cielo come una vernice da clown.” Perché il pensiero, l’idea sottostante le parole, il fermento che tiene svegli è irriverente: un ombretto grigio e violetto come un trucco attorno agli occhi degli studiosi dei fenomeni della natura ‘esterna’.
Scienziati come sciantose al caffè parigino che, ‘scomponendosi’ si ribellano definitivamente e insieme pretendono di essere tollerati: nell’affermare d’essere creature inequivocabilmente ‘equivoche’ . Hanno frangette, nell’iconografia dell’epoca, che scivolano sulla fronte e si fermano solo sotto la linea degli occhi: ed ora, nel pensiero, come cicale dorate e neutrini, le frange di capelli sulla fronte sono volate su, sono state strapazzate nel gesto scomposto della testa all’indietro, una risata gridata al complimento pesante di Gaugin. Si è lasciata capire la morte del pudore. Si è lasciata la città intera con una macchia sull’anima.
Così inseguo la rivoluzionarietà femminile. La ribellione radiosa delle scarpette tintinnanti sulle scale ai ritorni dell’alba, alle precipitose corse verso braccia poco distanti, ai ‘marciapiedi’ e alle ‘strade’ . Mi raffiguro giovanissimo, sul marciapiede, immediatamente accanto al portone della facoltà di medicina, che scruto attentamente, dentro il piatto di ceramica bianca che ho raccolto da terra, l’esito dell’ultimo esperimento di biologia: lo sviluppo di una coltura cellulare.
L’amore come la scienza è il sogno tecnologico dell’irreversibilità delle conclusioni. “Ti amo, una volta per sempre, una volta per tutte, l’amore mio fai conto sia una direzione e fai conto che la traiettoria degli assiomi raggiunga la tua pelle che è a un millimetro sotto e sopra di me …”
Ci vuole di applicarsi all’errore possibile, affezionarsi a una verosimile rivoluzione: ci vuole il tempo, raccolto in fondo al mare, attorno ai bagliori arancio provenienti dalla scatola nera che contiene tutto quanto non conta più: la registrazione degli eventi precedenti il ‘disastro’. Ora siamo pesci, niente sappiamo del relitto affusolato, le pinne di acciaio lucido non significano niente: si chiama ‘poesia’ il relitto in esame.
E’ quaggiù, al fondo del mare, attorno ad una relitto divenuto poesia, che sta una opportumità di conoscenza, l’idea chiara del sogno tecnologico di irreversibilità: quaggiù il relitto, avvolto da schiere di pesci elettrificati, ha una grande rilevanza per il fatto che non potrà più volare: “…ti amo in eterno avendo perduto -nel volo- le ali e nelle palme -che hai accarezzato- la libertà.“
Stamani: mi sono visto passeggiare al portone della scuola elementare. Volevo coscientemente verificare se è vero che i ragazzini delle prime classi, avviandosi a casa, prendono ancora, distrattamente, la mano delle donne e degli uomini che camminano al loro fianco: declamando altre affezioni e perdendosi appassionati in quel gesto furtivo.
Ma penso che volevo ancora sperimentare la tenerezza. Scoprirla di nuovo nella presa d’atto della percezione degli occhi. Volevo rassicurarmi che la ricerca è un gesto distratto che coglie quanto – compiuto altrettanto distrattamente – non è evidente.
” Tutto questo non consente quasi mai di tirare le somme e non si può affermare che valga a guadagnarsi da vivere. “
Categoria: Gioia
