Thomas Bernhard “Antichi Maestri”

24 Ottobre 2010

Thomas Bernhard “Antichi maestri”

Quanto leggete di seguito non è un articolo del “Fatto Quotidiano”, non è un discorso di una frangia di opposizione nell’attuale panorama politico sociale. E’ alta letteratura, di un autore considerato un genio del Novecento. Il libro è considerato un capolavoro. Si intuisce nella forma della scrittura il coraggio di rischiare l’apparenza di un pensiero ‘ossessivo’. Pure si potrebbe provare a pensare che il pensiero funzioni proprio così, per cicli di proposizioni e poi aggiunte, snodi sinaptici, passaggi rapidi e ‘preoccupanti’ al pensiero successivo. Pensiero che riprenda a sua volta appena acciuffato a girare su se stesso. Il pensiero prende la rincorsa, arretra di fronte al burrone della perdita di senso poi spicca il volo: e atterra su precarie posizioni ulteriori con gambe sicure e piede forti. Per proseguire e ancora e ancora. Le poche cose raggiunte, i pochi concetti espressi sono progressivamente ridefiniti, approfonditi chiariti e levigati.

“E gli esseri umani che vivono in questo paese e in questo Stato non alzano un dito, disse Reger, è questo che tormenta ogni giorno un essere umano come me. Gli esseri umani vedono, o per lo meno avvertono, naturalmente, che questo Stato si fa ogni giorno più abbietto e volgare, ma non alzano un dito. I politici sono gli assassini, anzi i veri e propri massacratori di quei paesi e di quegli stati che capitano loro tra le mani, disse Reger, da secoli i politici assassinano i paesi e gli Stati e nessuno impedisce loro di farlo. E noi austriaci, nei panni di assassini del paese e dello Stato disponiamo dei politici più imbroglioni e al tempo stesso più sventati che esistano al mondo, disse Reger. Alla testa del nostro Stato ci sono dei politici nei panni di assassini  dello stato e nel nostro parlamento siedono dei politici nei panni di assassini dello Stato, disse, la verità è questa. Ogni cancelliere e ogni ministro è un assassino dello Stato e, per conseguenza, anche un assassino del paese, disse Reger, e quando se ne va uno ne viene un altro, disse Reger, quando se ne va l’assassino nei panni di cancelliere, già arriva l’altro, il cancelliere nei panni di assassino, se ne va un ministro nei panni di assassino dello Stato e già arriva l’altro. Il popolo non è altro che un popolo assassinato dai politici, disse Reger, ma il popolo non lo vede, sente che è così ma non vede niente di quanto accade, questa è la tragedia, così Reger. Non abbiamo il tempo di rallegrarci perché un assassino dello stato, nei panni di cancelliere se n’è andato, che già arriva l’altro, disse Reger, è una cosa atroce. I politici sono assassini dello Stato e assassini del paese, disse Reger, e fino a che sono al potere, commettono indisturbati i loro delitti e la giustizia dello Stato sostiene quel loro assassinare infame e abietto, quel loro infame e abietto abuso. Ma tutti i popoli e tutte le società meritano naturalmente lo stato che hanno e quindi meritano anche i propri assassini  nei panni dei politici, disse Reger. Che gente infame e ottusa, sfruttatori dello stato, che gente infame e perfida, sfruttatori della democrazia, esclamò. (….) Al momento la situazione politica, in questo paese, è così deprimente che non dovrebbe consentire altro che notti insonni. Ma oggi in Austria la situazione è altrettanto deprimente anche in tutti gli altri campi. Se lei dovesse avere a che fare con la giustizia, si accorgerebbe che la giustizia è completamente corrotta e infame e abietta, senza contare che negli ultimi anni i cosiddetti errori giudiziari sono in vertiginoso aumento, non passa settimana senza che un procedimento giudiziario, chiuso da tempo, venga riaperto per gravi difetti procedurali e senza che la sentenza di primo grado venga annullata…”

E naturalmente l’Arte non viene risparmiata. Roba per palati aristocratici…. Radicalismo difficile da perseguire. Il pensiero a volte va molto veloce e allora forse bisogna solo non smettere mai di confrontarci con la nostra lentezza cercando di distinguere in essa tutti i gradi della nostra inaffidabilità. La lentezza che non è perdonabile. Qualcuno ci vorrà ugualmente un poco di bene.

“Ma che cos’è quest’arte appesa alle pareti se non un arte di Stato, penso. Reger, quando parla dell’arte, parla sempre e soltanto degli Antichi Maestri di Stato. Perché l’arte appesa a queste pareti non è nient’altro in realtà che un arte si Stato, quanto meno l’arte che è appesa qui, nella Pinacoteca del Kunsthistorisches Museum. Tutti i quadri appesi a queste pareti non sono altro, davvero, che quadri di artisti di stato. Un arte compiacente, un arte cattolica di stato, nient’altro che questo. Sempre e soltanto una faccia, come dice Reger, mai un volto. Sempre e soltanto una testa, mai una mente. In fin dei conti sempre e soltanto la facciata e non il suo rovescio, comunque sempre e soltanto la menzogna e la falsità, non la realtà e la verità. Tutti questi pittori non erano nient’altro, in definitiva, che artisti di Stato, ipocriti dalla testa ai piedi, artisti che hanno compiaciuto la civetteria del loro committente, su questo punto, a detta di Reger, neppure Rembrandt fa eccezione. Si guardi Velazquez con attenzione, arte di Stato e nient’altro, Lotto, Giotto, sempre e soltanto arte di Stato, non meno di quel tremendo protonazista e prenazista che era Durer, il quale ha inchiodato la natura alla parte e l’ha uccisa, quell’essere raccapricciante che era Durer, così dice Reger molto spesso, perché Durer lui lo detesta dal più profondo del cuore, quel norimberghese virtuoso del cesello, dice. Arte commissionata dallo Stato, è così che Reger definisce i quadri appesi a queste pareti tra cui annovera perfino ‘L’uomo dalla barba bianca’. I Grandi Maestri hanno sempre servito soltanto lo Stato e la Chiesa, ciò che, in fondo, è la stessa cosa, dice Reger di continuo, un imperatore o un papa, un duca o un arcivescovo. Se il cosiddetto uomo libero è un’utopia, anche il cosiddetto artista libero è sempre stato un’utopia, una follia, così spesso Reger.  Gli artisti inoltre, i cosiddetti grandi artisti, così Reger, penso, sono gli esseri umani più spregiudicati che esistano al mondo, sono ancora più spregiudicati dei politici. Gli artisti sono i più ipocriti di tutti, addirittura più ipocriti dei politici, dunque gli artisti dell’arte sono ancora più ipocriti degli artisti dello Stato, così sento dire da Reger. Infatti quest’arte si rivolge sempre all’Onnipotente e ai potenti, e volge le spalle al mondo…”


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