tecnologie del secondo giorno di vita

1 Giugno 2019 Lascia il tuo commento

I fili contro i muri bianchi costringevano i pensieri nella strettoia della figura di strutture neurali. Fasci di fibre conduttive. Scattano così al mattino sul fiume di caffè le libere associazioni.

Il grande fratello proclama obblighi di estetica delle relazioni. Io invento inconsapevoli ritrovamenti di archeologia di parole.

Pensieri lontani si avvincono nel valzer che viene dalle cuffie collegate al cellulare.

Onde acustiche insistono sui pensieri.

“Buongiorno!”

Però è solo una allusione a quello che ci sarebbe da dire. Buongiorno propone la nascita dell’uomo.

La luce del mattino ha un fascino che generariamo noi nella mente tra biologia e storia. Tra massa ed energia.

L’io non basterebbe a raccogliere intorno ad un singolo essere umano la prepotente serie di afferenze che lo muove. Grida. Proclami. Amori.

Bilancio di originarie asperità ciascuno traversa parole di avvicinamento da tragedia che volge in commedia o viceversa.

Poi al risveglio sbuca dalla rete dei trucchi del sogno. E si ferma sulla spiaggia di a-mare.

E la parola si muove piano su è giù rotolando lungo l’asse del tronco bianco di sale alla forza del mare che contiene.

Mi avvalgo della tecnologia dell’emozione. Auricolari cantanti. E della tecnologia del movimento. La forza delle gambe che ruota i pedali della mia superbike.

Di antico resta il pensiero. Quello ha la forza inesauribile di un bambino di pochi giorni. Lá sono andato a scovare gli altoparlanti.

E tutto, sempre, ricomincia… nel migliore dei modi, per quello che si può essere capaci…


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