sotto l’influenza del cielo notturno
“La vita è nascere, la bellezza è essere. Nascere sempre, essere sempre è ciò che ci è chiesto”.
(“Il viaggiatore notturno” – Maurizio Maggiani – Feltrinelli – 2005 – pag.36)
Il libro ha la ruggine della pazienza. O del tempo. La pazienza sarebbe di stare sullo scaffale con gli altri. La pazienza è qualcosa attorno che ha permesso quella composizione della libreria per 14 anni fino a che poi io l’ho ripreso e ne ho cominciato la rilettura.
La pazienza delle cose è che sanno sostenere la distrazione degli esseri umani.
La pazienza degli esseri umani è di farsi ‘cose’ sotto l’uragano di passione che è la realtà ottusa degli oggetti per animarsi improvvisamente e afferrare la foglia d’oro e rame che riflette un bagliore sul nostro viso che poi è esattamente l’amore di un altro essere umano che inatteso fa la bellezza da regalarci.
È lei che si fa bella fosse anche solo con una piccola provocazione. A cercare se eravamo vivi. È la ragazzina temeraria che possiede la lesta audacia indispensabile a chiunque voglia sperimentare se l’incantesimo poteva rompersi.
Non ci resta che seguire le indicazioni. Nascere. Essere. Coniugare il tempo secondo la indissolubile continuità del ‘sempre’.