se una bambina guarda il cielo a mezzogiorno e non risponde
se una bambina guarda il cielo a mezzogiorno e non risponde
inutile saper cuocere e anche saper legare le corde per tenere insieme le assi della barca, inutile che ci fossimo accordati sulla misura della pietra, al vertice della lancia, dopo aver provato le traiettorie
inutile la forza e la potenza delle grida e, anche:
inutili i sospiri, la notte, tra ragazze e ragazzi, e inutile la conoscenza del vento e della luce al mattino che predice che giornata sarà
inutili un gran numero di parole, e le pelli sulle spalle, inutile che sia tu che vai al fiume, per lʼacqua, e che io resti custode del fuoco, nella grotta
una bambina che guardi il cielo a mezzogiorno, e non risponda, ha la forza inquietante di un modo d’essere al mondo, che va oltre la teoria che la preoccupazione della sopravvivenza della specie sia potenza originaria e connaturata all’essere umano
guardando la bambina si poteva ipotizzare la quiete alla origine del pensiero, la quiete a quell’origine o forse una insospettata sospensione del tempo: allora pensavo che sospensioni di tempo, tempi cioè che ci vengano accordati o concessi -voglio dire- sono troppo spesso negati a questi nostri frettolosi amori
la bambina sʼera fermata: non rispondeva e guardava il cielo e la luce era diventata un granello di sabbia sospeso dentro il collo di una clessidra
a volte anche nel sogno: gli arresti, le sovrapposizioni ‘asincrone’, le supposizioni prive di una gerarchia della successione, e i paradossi felici, suggeriscono l’ipotesi che la formazione del pensiero abbia a che fare con il rallentare del tempo e con i granelli di sabbia;
e che il pensiero non sia narrazione di uno scorrere, ma l’accostarsi eccessivo, rovinoso, estremo, sferragliante e gioiso, dei vagoni colorati d’un treno d’onde
come se il sogno -oltre al narrare eventi alla coscienza che si sveglia- suggerisse di cercare, nella trama della sua struttura, genesi e natura del pensiero: pensiero che non soggiace, mai, alle leggi della causalità, così imprescindibili al ben agire della coscienza; pensiero che si origina per via del formarsi progressivo -nel sonno ma anche durante il giorno, a ben ascoltare- dʼuna sospensione che genera l’impossibile
un poco proditoriamente sfruttiamo l’uso poetico della lingua e diciamo: il pensiero è la ferrea determinazione dʼun intervallo, è lʼaumento della temperatura dʼun attrito fino al suo punto di massima intensità, quando tutto si arresta:
il pensiero è ciò che si origina e si determina con la potenza del gesto di trascuratezza con il quale una bambina -congedandosi dal mondo- si mette a guardare il cielo e non risponde:
e deve essere per questo che tutti ce l’hanno così tanto con i bambini: perchè la leggerezza con cui trascurano gli impegni con il mondo delle cose è pari alla intemperanza con la quale ci impongono l’esigenza d’essere ‘amati’
ʻ….non cʼè un oltre…ʼ suggerisce il pensiero di fronte alla reticenza sognante della ragazzina in questione
se si vuole si arresti pure tutto qui, e qui si spargano le vivande e il vino, e ci si fermi con la determinazione a non chiedere; si vada pure a caccia di nuovo e a cuocere e a prendere acqua, e si rincorrano cervi, si afferrino alla vita gli amanti al crepuscolo: pure non saranno quelle faccende a scandire il tempo
lʼarresto, all’origine della formazione del pensiero, è immagine del sogno al risveglio, è quando la coscienza non è ancora volontà e il movimento inciampa tra impulsi nervosi e inconcludenti luminose incertezze
non cʼè un oltre: tutto sta nel segmento tra il cielo ed il volto sognante, quando la grammatica fluttua bagnata
ʻ…ti ho sognato …ʼ e al risveglio mi chiedo: sognare l’altro ha a che fare con la possibilità di comprensione dei nostri pensieri ?
ʻ… ti ho sognato…ʼ e chiedo una comprensione che non abbia una ragione perché la sopravvivenza del pensiero è stare bene al mondo e dunque è soprattutto, anche, il mondo
ʻ… ho sognato che mi sognavi ….ʼ e questo vuol dire che ora devo pensare a come fare per chiarirti che le cose della mente si ordinano in maniera diversa dagli oggetti percepiti, e che, se la bambina volgeva gli occhi al cielo -e non rispondeva- potrebbe essere stato perchè il suo pensiero non si angosciava allʼidea della sopravvivenza della specie: che poi in realtà è l’idea ossessiva della estinzione della specie.
-quella attività mentale degli esseri umani che sa immaginare e –poi, solo dopo- costruire utensili, lame e la pietra liscia per macinare il grano, e le conche con il bordo basso che sono le più adatte per il lavoro delle mani- quella attività mentale che fa tutto questo, dunque, è realizzazione che non risponde ragionevolmente alla sopravvivenza della specie, semmai forse alla dignità della specie o alle inutili espressioni della bellezza della specie
primarie le cose del giorno si fanno volgendo le spalle alla natura e ponendosi di fronte al cerchio dei ragazzini che giocano
il sogno nel sonno è realtà umana incosciente del pericolo, è una distrazione che potrebbe essere fatale alla sopravvivenza della specie, è ricordo di un pensiero
il pensiero è una bambina che guarda il cielo a lungo e non risponde, e il cielo ha il fuoco tra le sue labbra come il seme di una ciliegia, ha il fuoco tra le sue tra le sue palpebre come un grano di colore messo per farsi più bella
primarie le cose del pensiero si svolgono sfidando la natura di tutto ciò che è esistenza senza pensiero: le cose del pensiero sono dʼuna natura diversa dalla natura delle cose del mondo perchè non occupano spazio
la cosa del pensiero non può essere il pensiero della cosa perchè cʼè una trasformazione alla base del pensiero: una trasformazione che originando dalla biologia sottile dell’attività cerebrale diventa una realtà non materiale: poi si deve cercare la differenza tra
-la natura della coscienza che è realtà non materiale originata dalla stimolazione della attività cerebrale secondaria alla percezione del mondo esterno
-la natura del pensiero che non deriva dalla stimolazione dei sensi ma dalla specificità dell’essere umano di fare immagini in assenza dell’oggetto esterno: la creatività.
ʻ…ti ho sognato….ʼ il sogno è lʼopposto della distrazione
“…ho sognato lʼarco dolce dellʼingresso della caverna, il mondo che si affaccia ogni notte tutta la notte attraverso quellʼarco: un lupo, i grilli e -purtroppo, talvolta- anche peggio: un peggio senza nome che rapisce la vite più deboli, un peggio dʼombra furiosa, un peggio di rapidità cattiva un peggio che offende noi esseri diversi incapaci di rinunciare alla vita solo per la paura di perderla….”
ʻ…ora possiamo andare…ʼ così si è rivolta a me, sicura che ero là, -seppure non mi avesse più guardato perchè fissava il cielo- e mi ha preso la mano, ha stretto appena -che non sfuggisse, non si perdesse la trama lieve delle dita- ha armonizzato la sproporzione afferrando con la sua mano rinascimentale le mie dita ruvide di imbarazzo e comandava: a modo suo comandava!
ʻ…ti ho sognato….ʼ e il sogno, che è in sè cosa diversa dal racconto di quanto è accaduto, sfida la sproporzione tra il sogno e la coscienza, per mantenere saldo l’intreccio della trama tra il sogno e il giorno
allora -svogliato- il tempo riprende e di pensare, adesso, non serve! adesso serve camminare accanto, perchè il peggio è passato, e il presente salva -insieme con il sogno- la gioia della vita senza parole
