romanzo breve
I nomi delle cose difficili e dolorose rinascono come felci erbe sottobosco della foresta medicinale. Umidità tra i rami.
Franchezza e coraggio cercammo nella terra bagnata per mantenere con fermezza l’attenzione sull’unica persona che contava. Sul rischio che potevamo perdere tutto con lei.
C’era un’unica porta che si schiudeva. Non ce n’erano molte. Non due porte. Ora dico che avremmo potuto ma non è vero. Il presente è coercitivo.
Ma non c’era scelta. Non c’è mai stata. È il lusso del dopo la credenza che si potesse davvero fare diversamente. Le scelte che potevamo fare sono irrealtà del dopo.
Esistessero vere opportunità, concrete vie alternative di fronte a noi, noi saremmo liberi.
Capito questo, al posto della libertà scegliemmo di poter decidere in base alla bellezza. Vera. O presunta.
La bellezza in cambio della libertà perduta.
Fino a quel punto si imparava senza sosta. Pensando di diventare saggi e giudiziosi. Ma si migliorava senza alcuna novità.
Per questo demmo in cambio tutto quel presunto potere di decidere strategicamente il ‘meglio’ purchè ci fosse lasciata intatta la sensibilità.
Fu allora che le cose cominciarono ad accadere. Tumultuose. Innegabili. Capitavano e basta.
Diventavano mutazioni cromosomiche. E al prima non si tornava: il prima fu perduto. Come non ci fosse mai stato.
Nel capire quanto dici ondeggio. Il luogo non offre riparo al vento. Non obietto nulla. Non provo più l’esigenza di pormi in mezzo a noi.
Categoria: Storia