riscatti

22 Gennaio 2019 Lascia il tuo commento

Il sogno corrisponde ai segni sul foglio del ragazzino che non ha ancora un anno. Ai vagiti e ai primi suoni misteriosi a tutti. 

Il pensiero del primo anno resta immutato e vivo. Non viene da noi. Al mattino viene quasi sempre trovato. 

Timidezza o riservatezza o superbia. Non sappiamo secondo quale intenzione o mancanza esso sempre quasi del tutto ci sfugge.

Il movimento verso il sogno come verso il neonato può venire solo da noi. Il sogno, il ragazzino, non escono mai dai loro magici confini. 

Non hanno con loro i mezzi per essere compresi. Non ci furono mai familiari il sogno e il bambino. 

Inesauribili i modi dell’incomprensione. Innumerevoli le evidenze dell’incommensurabilità. E dicono l’asprezza del confronto. 

Crescendo a ragionati accordi, diveniamo piano piano comprensibili. Ma anche non più comprensibili a noi stessi. Il primo anno è perduto. 

Come il testo di un modo di essere mai compreso. Monito permanente alla modestia. “Ho fatto un sogno, e ho bisogno di te. Per capire.”

Alcuni hanno avuto una incomprensione amorevole. La culla di pazienza dubbiosa e interrogante di una madre ‘buona’. 

Probabilmente hanno il destino della ricerca possibile perché le attese dolorose della ‘madre’ non si sono ritorte su di loro. 

Riscatteranno il primo anno con la pena proporzionale di dover portare un fratello che sarà loro tanto caro quanto agli altri resterà sconosciuto. 

Il sogno al risveglio racconta ogni volta la storia di quel riscatto. Dobbiamo innanzi tutto capire la prassi di certi scambi. Quanto resta. 

L’affetto deve coprire la somma che manca. Perché il sogno è pensiero che non viene da noi. Natura umana. Primo anno. 


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