riduzioni improprie
Tutto comincia sempre con una ‘leggera confusione’*. La confusione che segue l’improvvisa separazione e la novità inaspettata.
È confusione perché separazione e novità si mostrano come non-casuali: e, in un mondo necessario, si è immediatamente responsabili dell’inevitabile.
Dunque viene questa confusione leggera di natura vagamente preoccupante. Ho capito che è un sentimento di irriconoscibilità.
Uno strappo nel pensiero che scompone l’orizzonte. Un disaccordo con la realtà che apre un varco su un mondo sconosciuto.
È un guaio che investe la legittimità di esistere. Come staremo al mondo ora?
Soggetti confusi, sullo sfondo buio della crisi, agitazione di macchie di mancate presenze.
A cominciare la frattura. Po il sipario di nebbia. Il resto, si sa, è speranza di non impazzire.
A questa lotta degli illegittimi si guarda. Alla mia stessa illegittimità rifletto.
Non è difetto di nascita. È troppo poca storia. Insufficiente narrazione.
A esagerare: bellezza ridotta a pura complessità. Ma, d’altra parte….
*(‘Leggera’ e ‘Confusione’ sono termini che qui hanno oramai subìto tutte le variazioni dei loro possibili significati.)