racconti per il risveglio
racconti per il risveglio
La tana di un pesce non è una costruzione, è un luogo abituale. È dove andavo a pescare che, se si manifestavano certi segni, io affondavo rapido le mani attorno ad un bagliore d’argento e tiravo su la mia preda. Gli Uomini del Governo degli Uomini di Queste Terre hanno costruito la diga e affogato sotto una regione d’acqua la mia casa sul fiume. Per l’interesse comune, per l’acqua che si accumula e poi si fa scendere, forzandola nelle condutture a precipizio delle dighe, l’uomo spinge le sue braccia tecnologiche verso un bagliore e afferra l’idea dell’energia idroelettrica e un popolo intero ha nuove possibilità per vivere mangiare e vegliare il sonno.
Le abitazioni degli uomini sono costruzioni articolate: una casa sopra il prato di un appuntamento e una torre o un grattacielo che salgono fino dove si estende la presunzione di innocenza degli architetti. Il mare d’acqua della diga ha incrociato i percorsi tra tane e abitazioni, determinando una fusione nelle grandezze proporzionali e, ora, anche i nostri pensieri sono diversi da prima. La tana del pesce si è estesa a tal punto da includere la mia casa e il giardino, s’è presa la strada verso il villaggio, l’ufficio postale, il supermercato e la rimessa dei tram. Siccome la tana non è una costruzione, ma è definita da preferenze per certi vantaggi di certi luoghi, ora i pesci popolano le camere da letto dei miei figli e di mia moglie, il soggiorno e i ripostigli.
Ma c’è di più, perché si è fatta una fusione in un punto più acuto dello spazio, che rende anfibio il pensiero da allora. Dal giorno dell’allagamento delle terre a monte della diga. È che avevo versato alcune lacrime di felicità e di preoccupazione e di dolore e di stupidità rabbiosa nella mia casa: erano cadute a terra e non mi ero preoccupato di toglierle e adesso, dunque, si sono mischiate all’acqua del fiume. Non è più soltanto la tana dei pesci che s’è incorporata le abitazioni di noi uomini, c’è l’acqua dolce del fiume mischiata alle lacrime nel vortice molecolare che si accalca alle saracinesche della diga.
È una buona cosa, penso, se quando accenderemo la luce ogni notte potrò essere certo che ogni volta una parte dei grani luminosi non è altro che la trasformazione ‘fisica’ della materia delle nostre lacrime. Che non sempre il ricordo è restituzione alla coscienza di cose dimenticate, ma trasformazione della memoria in grappoli d’uva fuochi pirotecnici e sogni di pesche miracolose. Per il mio antico mestiere di pescatore ho anche gioito perché mi sono detto che, con le mie lacrime diffuse nei miliardi di metri cubi di acqua del nuovo bacino, posso illuminare di nuovo tutte le tane dei pesci commestibili.
Che nel fondo rimane il bagliore del pensiero che ora, privato delle forme architettoniche, abita in altro modo il mondo artificiale. Dove per un poco gli uomini lasciano che i loro sogni vengano inghiottiti dalla estensione dei confini della tana della Carpa d’Oro, dallo splendore della Regina del Fango.
Non c’è soltanto il ritorno di una verità alla coscienza ma anche la trasformazione di una realtà nella memoria.
( immagine dell’articolo qui )
