quieti ardori

14 Dicembre 2015 Lascia il tuo commento
quieto ardore

quieto ardore

C’è questa ragazza seduta sul divano di una casa. Immaginiamo che parli. Un test proiettivo di passione. Dico che mette in fila le parole a caso, per assonanza più che per una giustificazione di coerenza logica. La grammatica sta a posto e, dopo, i timbri vocali però, innegabilmente, prendono possesso di tutta l’aria intorno. Colonizzando le aree mentali secondo il modello delle invasioni barbariche. Questa nuova storia di invasioni non distruttive, di una voce non vociante, di un passo che avanzando non marcia, non incede rigido, lascia stupefatti. Una ragazza dilaga ed è il farmaco nelle vene. È un’icona dal potere chimico. Una specie di fenomeno amoroso. La logica suggerirebbe di non smettere più. Di non licenziare mai la bella figliola. La beltà suggerisce l’eterna pazienza. Un assurdo comando di teso ardore. Raramente una donna ci spinge in noi. C’è questa ragazza che ci fa desiderare, prima che se stessa, il tempo per capire in cosa sia differente. A guardarla si tratta di farmacocinetica dell’infusione amorosa.


Categoria:

un maestro di campagna (tra le altre cose)
i giorni buoni

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