quello che non si poteva volere
C’è il battere delle appartenenze uguali, agli estremi del sentire. Là la specie umana è univoca razza. È dove un’dentica disappartenenze alla specie contraddistingue quelli che uguali ancheggiano due a due sul monte Ararat della ricombinazione del patrimonio individuale in un terzo modo di essere dovuta alla riproduzione ‘sessuata’.
Le strambe convergenze causate dal sesso fanno ogni volta il miracolo di fisionomie impreviste gettate nel mare di pianura alla cerca di momenti di passione come noci.
Così la scienza arricchisce con un poca di poesia il racconto della nascita dell’uomo e l’alluvione dei suoi figli e figlie sulla terra.
Per me, ogni volta, (poiché non si possono avere sempre tutti i mezzi necessari), non è che il viaggio verso l’altra parte della città. Da dove io vivo a dove vissi.
Vado verso il sorriso altrui ritrovando il passato, (l’umanità del sentire singolare di un unico destino..) nell’imprevisto.
A volte mi sembra che le scoperte si fanno, certamente, ma non posso dire che si voleva.