‘altrimenti’
Dal nostro punto di vista noi siamo la fine del mondo. Arrivato fino a noi, il mondo, ci si mostra dall’inizio ad adesso. È nella luce che si arresta sulla retina.
È quella luce. È la materia che si dispone su di noi. È l’energia che misuriamo e che ci cambia mentre la misuriamo.
L’universo che arriva senza posa cambia il presente e noi. L’universo, cambiando noi, che siamo alla sua attuale persistente fine, trasforma il suo stesso destino nei modi della nostra comprensione di lui.
Noi siamo coloro che restituiscono all’universo una ragion d’essere che non è necessaria: che è, con attuale evidenza, d’essere cambiata dalle proprie stesse conseguenze.
Alla fine del mondo, ogni istante, noi siamo dove il mondo si concentra. Fuochi di una lente che lo trasforma. Questa irregolare inarrestabile riformulazione è il mondo che acquisisce un senso che ‘altrimenti’ non ha.
Ma questo ‘altrimenti’ nell’universo esterno non c’è. È solo dove l’universo si riduce ad un punto per continuare a svolgersi: in noi.
Quell’universo definito da una alternativa a se stesso, è l’unico che possiamo condividere con un altro essere umano. È sostanza di pensiero che ha referenti nella medesima sostanza del pensiero altrui.
L’universo esterno è un pretesto per il discorso d’amore. L’incanto condiviso per costellazioni e pietre disincarnate al collo di una donna.