ossidi
In gola la corrente d’aria. Tolto il respiratore io -uomo/macchina- io -carcassa ferita ripetutamente in occasione di un trauma quasi mortale- io traversato dal vento della coscienza perduta e tornata.
Ascolto di nuovo. Di nuovo le mie consolidate azioni di pensiero scuro non confuso, azioni di pensiero di buio cristallo. Io sento di essere la notte trasparente al di qua dei vetri della clinica sul mare.
Primo pensiero tu con tutto quello che ho architettato di cosa debba essere una donna. Una che, con o senza il proprio violino, comunque suoni. Dove sei? Che io possa specchiare questo ideale in te!
In gola accendo la corrente elettronica del tuo nome dall’interruttore cerebrale dell’iniziativa. Mi riverso su di te tutto intorno.
Esploro l’universo con la mia trepidante attesa e con la mano afferro l’acqua frizzante sul comodino. L’idea di te potenzia i circuiti che compongono la consolle del fonico.
Io sono il fonico che tira i pesi e i contrappesi che spingono il mantice dell’organo. Ricordo il sogno d’essere stato -prima del risveglio- operatore alla musica. Non l’artista. Un amante servizievole. Uno che alimenta il fuoco. Uno che segue l’andamento di tutte le ossidazioni sulla superficie del mondo intorno a noi.
La variazione di colore degli ossidi è il timbro assunto dal nostro amore nei secoli.
Categoria: Chimica