oh!!!
….per quel tuo volar via l’ho chiamato
‘Speranza di una rivoluzione’
….ma in origine era importante realizzare la trasparenza: uno sforzo, nel mio caso, più che una ricerca, nel campo dell’arte figurativa. Mi chiedevo: come è che la ricerca artistica abbia a che fare con le scoperte sulla natura della fisiologia del pensiero non è ancora chiaro: forse l’artista riesce, realizzando l’immagine come figura a ricompone la frattura tra coscienza e sogno? Si tratta sempre di riportare la coscienza ad una proporzione non opprimente rispetto al risveglio? Di renderla abbastanza duttile da lasciarci dormire?
….avrebbe anche potuto chiamarsi
‘Passione per l’indifferenza’
: dato che rendere la trasparenza aveva sottratto il mio tempo a tutto il resto. Ero restato indifferente a tutto, per un tempo, la cui durata era pari a quella del tempo necessario ad addormentarsi e scendere nel sonno R.E.M, quello del sogno, dei rapidi movimenti oculari. Quando il movimento dell’ immagine -così decidiamo di chiamare il pensiero senza coscienza- sta alla base del movimento degli occhi che, con velocissime oscillazioni , percorrono gli emisferi anteriori delle due orbite. Evidentemente -dormendo- seguiamo tracce che poi, al risveglio, saranno raccontate dalla coscienza come ‘figure’ delle loro vicende. Seppure il sogno non abbia soltanto da inventar miti, e sempre gli stessi, ma ben altro da fare!
Sta’ a vedere che la parte sinistra del disegno, tra nero e cobalto, mentre genera l’effetto della massima trasparenza del tessuto, è il buio delle origini: biologia e genealogia e, poi, cosmogonie e mitologie. Riguardando il disegno intero: la luna e il mare è Leopardi? ….o le Mille e una Notte?
….in relazione all’allusione alla poesia, avrebbe altresì potuto nominarsi anche
‘Sospensione, ritmo, parola’
: e riproporre, giocando, insuperabilità e superabilità dei limiti, sfida che sta alla base della poesia finora conosciuta. Leopardi -mi dicevo- radicale, febbrile, umido, potente, insuperabile, assolutista, vano, insostituibile. E, all’opposto, il poeta arabo: relativista, crudele, asciutto, molle, costantemente minacciato, relativo, decisivo, sostituibile ( da troppi del suo livello ). E mentre scoprivo di stare decisamente dalla parte di Leopardi, pensavo anche che, dalla ipotesi che ci forniamo su che cosa sia poesia, deriva il nostro destino quando la mente subisce la seduzione
– o è morte del pensiero nell’astrazione spirituale con sacrificio e perdita del corpo
– o è, nella fusione con il senza coscienza delle tracce del sogno, riconoscenza per linguaggio e scrittura di qualità.
Disegnavo dolci le volute del pensiero, le flessioni del velo che si gonfia e scivola senza resistenza addosso al volume d’aria sopra il mare. Nella parte centrale, dorata, non c’è storia, non un prima e un dopo, non c’è dialettica:
‘Storia senza marxismo’
potevo chiamarlo.
Ma anche, lo ammetto:
‘Assenza di responsabilità’
: perché sono -quasi- tutti d’accordo che, senza dialettica, è difficile designare gli attori della storia, dunque è impossibile narrarne le vicende di legittimità e illegittimità, e allora l’uguaglianza è confusione, il movimento caos, il senso non è che temperatura e, ma questo mi convinceva, l’azione è entropia. Nella rappresentazione c’è forse un’idea della storia che viene fluidificata, impastata e amalgamata nella fisica?
Allora il titolo adatto sarebbe:
‘Entropia’
La materia senza intenzioni non ha colpa. Nessuno ha colpa della bellezza della legge invisibile che regola i fenomeni… pensavo. Altro titolo – poiché mi convinceva l’impunità di eludere le fatiche filosofica, critica ed ermeneutica, soltanto per la decifrazione di quel microscopico disegno.
‘Chiarezza del sotterfugio’
Se adesso scorro a destra ecco un alito forte di vento che trascina il velo alla luna, e si toccano per illusione magica:
‘Violazione della distanza’
Se guardo tutto insieme, da destra a sinistra ,torna il pensiero della rivoluzione: ma non so perché. Il consistente senso di pienezza, che avverto nel non voler sapere il perché di quella irragionevole associazione, porta al titolo ulteriore del disegno
‘Un rifiuto necessario’
Che è proprio la narrazione sintetica dell’avvenimento interiore di adesso, cioè delle quattro meno cinque di questo pomeriggio. Per una volta un’idea si può figurare su un foglio come il sintomo di uno Stare bene, che è alla fine l’unico nome del disegno.
Il suo vero nome.
Star bene
…. E questo titolo che è la verità delle quattro meno cinque di questo pomeriggio non è che una cosa del pensiero non scisso dagli affetti. Immerso e definito dentro questo tempo di oggi insieme al ricordo di me immerso nell’impasto sonoro di Claudio quando suona rarissime composizioni jazz.
La scelta dell’azzurro scuro dell’orizzonte, nel disegno, ha che fare qualcosa con la somma delle intensità degli sguardi appoggiati, sempre, all’orizzonte quando -soggettiva , imponderabile e temo incomunicabile, mi assale la nostalgia di un futuro sempre alle porte. Niente affatto universale è, alla fine, la verità sostanziale di ognuno di noi. Ora il pomeriggio, per via del disegno, mi ha deposto alle rive di me stesso: da qualche parte, sul margine nero della base, dove mi sono fatto la culla, come ogni viaggiatore. Stare bene è solo il sospetto felice che questa condizione dell’animo umano, come si dice, è fisiologia del pensiero. Del pensiero dello stare al mondo
…. forse l’ultimo nome del disegno è
‘Mondo’
Mondo è il fuori da qui ed è l’altro, gli altri. Mondo è anche tutto il tempo non mio: quello non più mio e quello che mio non è ancora, ma soprattutto è tempo degli altri, che mio non fu mai e mio mai potrà essere. Mondo è, alla fine, il pensiero che proprio adesso, che sono da solo, ho la capacità di realizzare la certezza dell’esistenza degli altri: e del tempo che viene.