odio e simpatia
Ora viene la curiosità furiosa contro un linguaggio imprevisto.
“Oh come vorrei ch’esse leggessero tutto quanto sta scritto”.
Il linguaggio, eccolo, pronto a dire in questi certi modi.
E non si ceda all’ironia. Va recitato con tono intransigente.
Si abbia in mente il giudizio di professoresse esigenti.
Si abbia l’antipatia dell’esser severi coi deboli di spirito.
“Non si perda occasione. Non importa trovare. Importa non smettere.”
Si comprende che un po’ il cipiglio un po’ il tipo di discorsi…. beh, chi se l’aspettava?
Ma poi: proprio ora. Ma, dico: a che pro adesso questi ‘moooooodiiiiii! (recitativo).
Insolente. Riservato fino alla reticenza. Un linguaggio d’antipasto non invitante.
Una entrata tardiva. A questa età. Quando più nessuno… insomma: quasi nessuno.
E via di queste frasi insufficienti e del pari pretenziose. Come allusioni ad un certo non so che.
Saperla lunga: che, a farla breve, sarà la solita ragazza. Il solito damerino.
“Se gli si vedranno i capelli appena un poco più docili sarà un segno…”
Oh insomma. Nè il discorso diretto nè l’altro, traverso, tolgono l’imbarazzo.
“Non so …”
“Totalizzante e vero che più non si potrebbe.”
“Mai stato…”
A proposito di certe affermazioni d’amore si decide per odio o simpatia.