occuparsi di qualcuno senza pensiero cosciente
Poi c’è quella foto in cui il sole bagna la piazzetta di Aix en Provance in agosto. Una donna e un uomo che si guardano. E io che già sapevo che avrei avuto per me quella felicità dei corpi radiosi. Sapevo di stamani. Certe cose non si spiegano.
Poi c’è stamani. Neanche le otto. La vita fondata su episodi decisivi. La scrittura che non ha obblighi di narrazione. La verità è adesso la bellezza di un tappeto steso ai piedi. La scrittura non deve più raccontare come è stato tessuto.
Che si accetti o meno è compiuta una vita. Le cose sono andate come sono andate. Questo bar è un approdo. Io sarei anche tutta la nave ma mi sono scelto la chiglia. Se proprio devo prendere parte ancora a tutto voglio il mare addosso.
Perché ora posso dire che mi hai costretto a pensare che la cosa che fa la bellezza è un necessario senso estetico. Ma quello che poi la tiene in vita e la accresce, quella bellezza, è la relazione dei corpi.
È la sensibilità alla tua persona che genera il pensiero come azione sessuale. Deve essere legata alle fibre tattili che salgono vertiginose dalla periferia al cuore dell’ideazione.
Slegato dagli occhi che si chiudono il pensiero al contatto della mia mano su te prende la forma dal tuo corpo e il movimento dal tuo respiro.
Non mi chiedo mai cosa pensi. Non mi racconto di noi. Non c’è critica estetica in gioco. Ci sono gli occhi che si chiudono fiduciosi negli abbracci iniziali. I sipari che cadono. I mondi che appaiono.
Mi occupo alacremente di quello che sei. La mia presenza a te è, nel mio caso, estesica.