non saprei….
Avere sempre da dire che l’io non sporge non è un ramo non è una terrazza e noi siamo fino a qui il vano di una finestra.
Sempre salire -che è impossibile- sulla cima della propria identità soggettiva innevato dall’età.
Sempre il dorso della mano che cambia inclinazione che è una grande illusione essendo più consistente l’evidenza che la mano è una fortezza di pietre sul foglio.
Esasperante che, al contrario dell’io, il corpo sia pura estensione muta e provocazione mentre sporge intero e non sappiamo da dove sporge e allora sospettiamo che sia forma dei nostri pensieri.
L’io ha in comune con il corpo l’irriducibilità dell’uno agli altri. Irriducibilità indispensabile che genera lo spazio e il tempo che ci separano e ci accolgono.
Spazio e tempo sono necessarie conseguenze della relazione. In assenza degli altri l’universo noto scomperirebbe improvvisamente in un fondo di inutilità.
Cioè: non sono il tempo e la distanza a causare nostalgia e desiderio, viceversa è vero -per quanto impossibile- che sono le nostre perturbazioni a causare il tempo e lo spazio.
È una irriducibilità implicita di ciascuno a quanto esploso nella parola universo che altera mondi ideali e causa la necessità di compiere il pagamento di pensare in modo meno ragionevole.
È perché ti penso e sono dunque tutto assenza di te che qua germogliano case e volano stormi migranti e cade una moneta lungo il sentiero dei passi di una donna….
Ma forse tutto va rivisto e i passi di una donna hanno richiamato l’attenzione al suono di una monetina che cadeva e questo mi ha fatto pensare a te…
e questa insensata mancanza ha creato distanza e nostalgia cioè spazio e tempo e universo..
e questo è per adesso il mio universo..
e i suoi confini che mi si contraevano addosso si sono allontanati da me e ho avuto la sensazione di assenza di peso e sono stato tirato in alto sotto la forza di una possente inspirazione e poi d’un tratto ho un peso negativo che è vietato pensare…
C’è una sostanza di pensiero che chiamo leggerezza ma… non saprei…