natura fisica del tempo, trasformazione del pensiero

9 Luglio 2015 Lascia il tuo commento

“Addio a te mio eroe che presto viene la marea a conoscerti. Addio! Addio: che strana parola pronunciata alla riva della montagna. Sai che la montagna é un’onda? Si vede: presa al volo nell’impeto. La cresta appesa al pianeta di turno in transito alla rotonda celeste.”

Così tengo minuta della corrispondenza da cinque anni in tavole elettriche: tavolacci d’emergenza sui quali ecco parole incise con le unghie. Poiché le lezioni sono troppo noiose perchè là tutti credono di sapere come si evita lo scorrere delle ore. Così incido, incido, consumo legno di pino e cheratina, li metto insieme nel fondo dei solchi. Il lavoro sulla materia crea uno spazio sottratto ed è così che l’immaginazione si nutre di assenza. Sono trent’anni che aspetto: l’attesa è una sospensione: aspettando io dunque ho tolto, sottratto, scavato. Scavato un solco. Dovevano passare tutti e trenta gli anni di sottrazione di scavo e lavoro. Oggi di fronte al lavoro di sarchiatura del campo prima sassoso e ruvido, posso dire che è esistito il tempo fisico di trenta anni e che, anche se possono essermi sembrati un eternità, non sono di più e non sono di meno di quello che sono e per questo capisco che il tempo ha un’oggettiva esistenza. La differente percezione del tempo fisico, corrispondente alle differenti attese dell’anima nostra, è un illusione. La natura fisica del tempo cura le funzioni alterate dell’io: la natura fisica del pensiero cura la natura fisica della realtà degli affetti, degli umori, delle idee.

Trent’anni che sono qua. “Salve a te mia bella coi capelli d’alga. Non più addìi da adesso. Da adesso si fa festa.”

Il tempo psicologico fuggevole e elusivo non è il tempo fisico oggettivo. Da quando promisi che sarei rimasto sono passati trent’anni di tempo. Quello che è stato è stato.

“Salve a te aquila roteante testimone dei sassi e dei barbagianni. Qualsiasi cosa pur di non perdere la portanza.”

D’altra parte chiedo:

“Pensi che ci sia un modo per ipotizzare che questi trenta anni non siano tutti quelli che sono? Il rimpianto? Ma il rimpianto banalizza le decisioni lasciando inalterato il tempo trascorso. Il rimpianto da un’idea caricaturale del tempo, illudendoci che su di esso possano esercitarsi azioni di modificazione. Per via della natura fisica del tempo che la tiene inalterabile, la ricerca rimane intera, immodificata, tempo essa stessa. Trent’anni che non possono più essere ridotti ad altro e di meno: la conclusione sulla natura fisica del tempo consente la ricerca sulla trasformazione della natura fisica del pensiero.”


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