Nadezda Mandel’stam

30 Aprile 2016 Lascia il tuo commento

Nadežda Mandel'štam

Nadežda Mandel’štam

«Osja, amico mio lontano! Caro, non ho parole per questa lettera, che forse tu non leggerai mai. La affido al vuoto. Forse tu tornerai e io non ci sarò più. Allora, questo sarà l’ultimo ricordo di me. […] Osjuša, com’è stata felice la nostra vita infantile. Le nostre liti, le nostre baruffe, i nostri giochi e il nostro amore. Ora non guardo nemmeno più il cielo. A chi mostrare le nuvole che scopro? […] Ricordi com’è buono il pane quando compare per un miracolo e lo si mangia in due? [ … ] Ogni mio pensiero è per te. Ogni lacrima e ogni sorriso è per te […] Deve essere difficile e lungo morire da solo, da sola. Possibile che proprio a noi inseparabili dovesse capitare tutto questo? […] Non so se sei vivo. Non so dove sei. Se mi senti. Se sai quanto ti amo […] Sei sempre con me e io, selvaggia, io che non ho mai saputo piangere, adesso piango, piango, piango. Sono io, Nadja. Tu dove sei?»
(Nadežda Mandel’štam al marito Osip Mandel’štam, ottobre 1938)


per un primo maggio ancora
lei

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