Medicina

9 Giugno 2012 Lascia il tuo commento

 

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Nella libreria oscillo tra Duchamp e Duccio da Buoninsegna. Non ce la faremo mai. Io non ce la farò mai. Troppo si pone di fronte da capire e se anche credevo di sapere, beh invece adesso, basta che la luce sia diversa, che io sia in un differente stato d’animo, che attorno si svolgano movimenti diversamente alterni e differenti scambi e commerci che potrei essere del tutto nel 1300, ma anche del tutto nel 1950. Essere del tutto in mondi solo apparentemente separati dal descriverne una illusoria muraglia temporale. Quel ‘del tutto’ che l’arte mi fa dire in forma di esagerazione. Magniloquenza isterica, già. Devo fare sempre le diagnosi, tentare. I campi della riflessione. Affettività, ideazione, umore, comportamento. Non è altro che ‘tutto’. Quello che resta è così fatto che pensarlo è tutto. Che non si può che porsi li di fronte o al fianco come con una donna con un amico con un ragazzino alla spiaggia al baracchino del caffè del cocomero considerando il cocco la granita il vino freddo il profumo della crema e calcolando ad occhio che saranno le due ci sono ancora ore di sole. Il pensiero che non si fermava mai è ancora sul mare tre anni fa e trentacinque anni fa. È tutto bellamia, bellamia devo dirti che è tutta realtà del sentimento delle idee degli affetti questo amore. Che venendo ogni volta via dal mare venendo verso non altro sono che uno che guarda al pensiero, che segue l’aria affacciato da una terrazza, con il sangue in bocca ed è tutto, il sapore del sangue. In quel cuore di memoria fluisce tutto il pensiero. Le cose che ti suggerisco sarebbero gli alveoli polmonari in patria, anzi nella capitale popolosa di questa allegoria. È li che guardi Duccio e pensi alle composizioni degli artisti di allora quando ogni figura svia e orienta altrove..

(Allegoria è la figura retorica per cui un concetto viene espresso attraverso un’immagine: in essa, come nella metafora, vi è la sostituzione di un oggetto ad un altro ma, a differenza di quella, non si basa sul piano emotivo bensì richiede un’interpretazione razionale di ciò che sottintende. Essa opera quindi su un piano superiore rispetto al visibile e al primo significato: spesso l’allegoria si appoggia a convenzioni di livello filosofico o metafisico.)

Sarebbero alveoli le parole di una riflessione sulla attività medica che riguarda il pensiero, l’attività mentale, azione fisica che realizza le idee gli affetti i sentimenti il nostro variabile umore e alla fine le azioni conseguenti. Ma l’immagine è che uno infine pensando si incammina a tutto. Si affaccia sulle onde. Vola. E insomma dillo tu a modo tuo provando la proprietà commutativa  dell’amore. Sapere di quanto è accaduto che si potrebbe anche raccontare: ma diventa un atteggiamento di propensione, un nido di rondine sotto il cornicione del tetto e sotto si può affacciarsi sul mondo. Che aver voglia di comporre cose diverse anche se era interpretato come onnipotenza e debolezza, fragilità che non tollera la frustrazione dei disaccordi indispensabili….. eppure a volte è affacciarsi alla decenza. Cercavo i punti di svolta. ‘Se vuoi diventare competente del pensiero devi essere tuo contemporaneo: lascia perdere la storia con gli insegnamenti. Tanto non te la danno per buona l’innovazione. Proprio gli storici, cioè i mitteleuropei ottocenteschi, i pedanti sopravvissuti che alimentano con il conformismo intellettualistico proprio il populismo becero e approssimativo che fingono di disprezzare‘.

Alveoli per via di polmoni. Il tessuto alveolare, lo scambio gassoso. Il rosso e il blu del sangue arterioso e venoso. La trasmutazione, l’ossidazione, il trasporto dell’energia per l’ossidazione che produce calore. Il pensiero che vola. Il pulviscolo delle tinte. Gli schizzi di Duchamp. Fanno pensare. Non capisco molto bene come possa piacermi la frammentazione delle figure nell’arte figurativa attuale. Non capisco logicamente come sia che oggi in questa modernità mi sento contemporaneo e capisco che è proprio la fine dell’incompetenza che mi costa la sensazione che c’è troppo da studiare e seguire per essere davvero ‘qui‘ e ‘di questi tempi‘. Il dato di una mia integrazione con le attuali proposizioni artistiche mi mette in accordo con tutto quello che è stato. Sono certo che non ci si può fare ad essere presenti a tutto quanto accade perché capisco che l’arte del ‘Duecento equivale all’arte del ‘Novecento. Arte è una parola che dice una immagine. Le epoche sono le figure in cui essa si articola. La bellezza ha la capacità di approfondire il respiro, una volta che il conflitto tra figure sia placato. La mia impressione di aver finalmente una minima competenza a proposito della bellezza sarà una differenza dentro di me causata da certe azioni fisiche sulla materia. Esse si sono verificate e adesso sono impresse irreversibilmente dentro di me nel corso di un rapporto di tanti anni tra committenti ed esecutore. Chiedendo volevano. Non è stata coscienza.

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Memorie di Adriano

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