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16 Novembre 2019 Lascia il tuo commento

(ricevo e pubblico)

ASSENZA

Il lavoro nobilita l’uomo. Il silenzio nobilita il pensiero. La porta si chiude, tutto si sospende tra notte e giorno e notte. Il crepuscolo che ha le chiavi del cantiere mette in moto la solitudine, l’assenza, ingegnere di ogni riflessione. Arredo lo spazio con parole e punteggiatura, un’assenza che crea compagnia. Che crea. L’amico immaginario che stava sotto il mio letto esce dalle mie mani, era l’implicito di ogni mio gioco, che ora si infrange in quattro parole. Il Terzo che mi dispiaceva ignorare quando invitavo un amico, che ora gelosamente tengo per me e insieme, intimamente, scriviamo l’uno dell’altra. Lui mi ripete tutti i ‘ti amo’ che nascondo in dialoghi e sorrisi, mi passa i colori che penso quando ti vedo, quando guardo, e li dipingo pendendo dalle sue, a volte tue, labbra. La tua bellezza è somigliare al mio amico di vecchia data, è essere implicito come lui. Quando esce dal nascondiglio ha il tuo volto e mi spaventa sentirgli dettare tue parole. Mi spaventa e mi piace ricevere tue lettere da lui, tu non sai di averle spedite, ma giungono come pioggia sulla mia tastiera e suonano note d’amore per te. Un intimo circolo d’arte, cultura, antropologia, morte, vita del quale la chiave è un bacio. Contatto che urla tra noi ‘ti amo’. Volevo scrivere qualcosa, ma dalle mie mani sei uscito tu. Dove sei? Fatti scrivere sulla pelle che mi manchi, questa tastiera è stanca di non essere te.

(F.T)


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