Mai Più (1)
Ricevo e pubblico inaugurando forse una rubrica nuova. Che potrei nominare: Mai Più. Tra l’altro credo che l’idea nasca dalla suggestione e dal contagio retrogradi a causa del titolo(*) che D.F. (l’autore) attribuisce alla riflessione che segue.
Maipiù, 1, di D.F.
(*)“Sepolti Vivi”
>Rimango senza parole. Il cambiamento c’è stato, smetto di parlare. La mia gioia silenziosa muove i primi passi sull’asfalto quotidiano. Ti ho visto e mi hai visto appena nato, ti ho visto e non ti ho visto figura, immagine debole come un campo che da troppo tempo è rimasto a maggese; ho cominciato a seminare, innegabilmente. Io, lo voglia o no, non sono più un contadino dalle parole e dai semi sinceri, sono il contadino capace di una spoliazione, la più penosa e sincera situazione di amore e disagio nella costruzione di un rapporto. I pensieri non scaldano, ma i fatti sono in potenza parole che sgretolano il muro ed oltre ci sono Io, ci sono “solo” Io, avendo superato il freddo. La solitudine è l’ accettazione di essere l’ articolo, ormai, determinativo a cui manca solamente l’apostrofo per legarsi all’amore. Le parole hanno bisogno di spazio e di tempo per tornare echeggianti secoli dopo. Sepolte, non morte.<