l'organico della pulsione è natura fisica
Disegnare disegnare l’Uomo. La figura umana. Imparare a leggere scrivere disegnare. Disegnare è per me -a questo punto della ricerca di Operaprima- funzione del pensiero astratto, quello senza parole. È separato – secondo una misura spazio temporale di cinque anni di lavoro – dal pensiero verbale di ‘prima’. Diverso e ‘perduto’ è il pensiero verbale che si preparava in mente mettendo a posto parole che, una volta pronte, si sarebbero poi allineate nella batteria di trincea pronte per essere dette.
Adesso, dopo i primi cinque anni, disegnare l’essere umano è pensiero che è ‘tutto il resto del pensiero‘: ma non voglio dire ‘il pensiero che resta’. È il pensiero che si sente mentre attraversa continuamente la materia che io disegno, non potendolo più descrivere. Se dovessi descriverlo dovrei ‘scriverlo’ cioè disegnarlo con la grafia delle parole ma perdendo il significato delle medesime parole, riducendole da segni fonetici convenzionali a pretesti grafici. La grafia delle parole mi appare ora un magazzino di orme fonetiche liquide: potrei tentare di muovermi su di esse all’infinito come fanno i giocolieri sulla sfera colorata del circo: che passeggiano percorrendone la superficie che è, in quel particolare caso, senza confini.
“È L’Alba Si Illumina Il Mondo…” è stato scritto all’inizio di una poesia. La materia è ‘origine’ del pensiero. È nella materia che avviene la rigenerazione perpetua del pensiero. E per questo il pensiero è esso stesso la leggerezza della partenza e del volo ma è anche il ritorno, la ricomposizione, l’angolo acuto del riposo e della vergogna, della frescura sulla scala delle temperature prima infuocate.
Il Non Cosciente: il pensiero è sempre anche il pensiero non cosciente, il perpetuo durevole pensiero non cosciente che è in quanto esso si fa e accade mentre prende origine dall’organico della pulsione: cioè dalla natura fisica neutrale insignificante. Il pensiero da quel versante della propria perpetua generazione non sa sentire (e non si occupa di raccontare) la sua attrazione per la fabbrica di vernici e di farmaci che è la biologia elettrochimica dell’attività cerebrale che è il rumore della sua fonte. Chiamo ‘pulsione’ (per facilità e per provocazione delle premure precauzionali di alcuni ortodossi noiosi) quell’attrazione gravitazionale dell’aerea sostanza delle idee prive di massa per le vernici e i veleni per i farmaci e le terre scure dei magazzini operai delle caverne di cellule cerebrali: esse sono, lo si voglia o meno, la culla materiale originaria legata alle cui vicende si svolge la storia sociale, la vita individuale, la sapienza dei popoli e la dimenticanza sciagurata o fortunosa dei singoli.
Il compito, il fine. Il compito autoassegnatosi da ciascuna specie vivente è certamente di riprodursi nella serie dei propri esponenti più adatti a proseguire, però questo è natura. La natura ‘umana’ deve seguire necessariamente un suo speciale svolgimento: per ‘noi’ si è sempre trattato e si tratta di esprimere ogni volta esattamente lo stupore delle nostre illimitate capacità. Il linguaggio dice il pensiero: ma oramai il pensiero non è più solo il racconto dei legami tra le parole: è l’eco delle cascate di intere frasi nate insieme prive di un giudizioso feedback grammaticale. Narrare è oramai narrare l’inenarrabile. Dire per dire l’indicibile: la fonte delle parole: il rumore dei segnali neuro elettrici dell’attività mentale. Narrare è segnalare con parole tempestive il ritardo su cui esse sono insediate come sull’unica seduta adatta a loro, le parole, e a noi. Narrare è esprimere con maestria la nostra impreparazione, precisare tempestivi i margini del ritardo e dell’anticipo. Le frasi che ci sostengono sul mare sono macerie di un naufragio felice a vele spiegate.
L’io come non era stato mai. L’io compone la forma delle onde che nell’oceano sono del tutto silenziose. Come poi si sa è il vento che sfogliando le pagine del romanzo della superficie dell’acqua lentamente, inesorabile, la innalza e la lascia cadere sotto il proprio stesso peso. Il mare dei mediatori sinaptici accoglie il pensiero che esso stesso genera. Lo genera lo accoglie di nuovo e di nuovo lo genera: è pronto sempre a decisioni relative alla generazione e rigenerazione del pensiero. Poi l’onda del pensiero genera altre disposizioni, rimodella le interazioni dentro i monti le scissure gli ammassi. E allora dentro la materia la bacchetta fatata scintilla come un ago pieno di molecole di antibiotici. La materia prende nuove forme e esse corrispondono immediatamente a decisioni. Decisioni contrarie a prima. Decisioni a non finire. O a finire, a dire basta, anche, a porre fine a certi propri pensieri con decisioni silenziose come un vento differente che decreta l’interruzione del flusso sinaptico: ed è la morte dei pensieri che erano arrivati fin là al dorso vagante, e vengono precipitati nella valle fra i monti, nel cimitero del deserto, nello svuotamento degli otri d’acqua, fino all’estinzione delle riserve, al silenzio dignitoso o impacciato. Alla ‘crisi’ che forma la malattia. Alla ‘crisi’ che guarisce la malattia. Il pensiero che sa fermarsi e non proseguire più avanti. Il pensiero che pensa di non pensarsi per la pace o per la chiarezza. Per lo sdegno, la rabbia, la delusione.
Dipende dalla ricchezza di sali chimici nelle vescicole tra le pareti cellulari. Il pensiero si allarga su grandi distese ed eccita aree neuro funzionali più vaste di quelle da cui si è originato. Le correnti nelle vescicole sono nuvole d’acqua sui campi. Il Nilo che affoga l’Egitto. “Ti penso amor mio. Mi manchi. Mi sento morire. Ritorna”.
Il pensiero spegne il pensiero. La pulsione è il cimitero dopo la generazione. La siccità che vuole il fuoco delle stoppie che fanno i residui fosforici che concimano la terra per i pensieri che verranno. La pulsione fa parte della generazione e non solo della disgregazione (in una certa visione della origine organica) delle idee. Le cose della mente prive di massa sono costantemente originate dalla massa cerebrale che è in fondo materia sorda e stupida che forma idee di differente atteggiamento: volubili leggere o capricciose volizioni e rinnegamenti, ritiri e creazioni, vanficazione o fondazione di mondi e di singoli secondi di vita e universo. Cose leggere e fantasiose, fulgide e tempestose continuamente diverse in se stesse seguono in modo inevitabile –seppure libero in quella speciale imprevedibilità– le potenti influenze di funzioni cerebrali che sono le fondamenta reticolari dei circuiti sinaptici ottusi e ciechi, nuvolosi e insignificanti e privi di senso. Eppure il pensare comunque sia è, posso dire, un coro ora ascendente ora invasivo ora ripetuto a nenia ora annunciante: ma mai cosa ferma, sempre ombra di una vita che o c’è o pare poter esserci tra pochissimo ancora. Massa sorda e cori di pensiero. Come sia possibile non è dato sapere.
E scrivere, disegnare, proporre, svegliarsi insistenti, e la notte dopo nuovamente disposti a rischiare il sonno, la specie si rivolta nelle nuvole di fango del sonno, nel buio della materia, sul cuscino di sole, nelle nuvole folte di boschi e spiagge, nei capelli sciolti della Gioconda e nella barba ispida di Van Gogh, nella gutturale voce dei fisici tra i quanti di sole e la bomba nucleare. La biologia ottusa trasforma in sogni il fruscio dei lenzuoli di seta ma anche le sacche di balle di cotone pidocchiose dei giacigli di trincea e nuovamente, forse solo domani, i sassi nella grotta.
Anche il freddo che fa i brividi si racconta: è la materia, viene dalla materia, il freddo. La materia non è compassionevole non ha armonie e simpatie con il pensiero umano. Ma il pensiero umano alla nascita si forma proprio quando e proprio perchè la vitalità della durata della gravidanza si fonde alla pulsione estemporanea che vuole fare piazza pulita e togliere le tracce in un secondo. La traccia nel sistema nervoso centrale della permanenza del bambino nell’utero è diventata forma cerebrale che rimane e ferma la pulsione. Ma l’annullamento di un attimo è violento e fornisce alla vitalità -che è storia lunga dell’acqua- caratteristiche durature di resistenza che qualificano la figura dell’io neonatale.
Categoria: Gioia