l’io araldo della voce

Un diluvio di dati sommerge la macchina. Il picco statistico di affluenza è un legnetto insinuato tra gli ingranaggi di un algoritmo.

Il film si arresta su un fotogramma e la musica con un gemito ci sveglia che non è troppo tardi.

L’io, diversamente dalla macchina, ha resistito. Alla rinfusa, in flash, in istantanee, in idee azzardate. Ma ha tenuto il conto….

Adesso, con gli occhi all’orizzonte, oltre il nostro agire, riflettiamo su azioni possibili. Il soggetto ha sostanza di gesti potenziali.

L’io, funzione del soggetto, sospeso in circuiti, disperso in bollicine d’aria nel ventre dell’oceano, rifrange la luce.

Ingeborg Bachmann, nel volume intitolato “Letteratura come utopia”, scriveva:

“l’Io, questo araldo della voce”.


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