l’intellettuale come era nel 2014
“This Thing of Tackness I Aknowledge Mine”. Si prende una rosa come una cosa che non ci apparteneva. Poi si porta tra i denti come un cane porta un osso e si depone ai tuoi piedi. Il mondo intero sei. Te vuol dire tutto. O vuol solo dire ‘padrone’. Il mio linguaggio poteva essere un deterrente ma non andò così e ho scritto in una maniera imprevista. Scrivo perché scrivere è il lavoro di intellettuale che è un lavoro di cui in genere ci si vergogna. Intellettuale viene usato a volte come deterrente. Ricordi quando mi chiedevi perché stavo isolato dagli altri. Per timore e difficoltà di giustificare che i giochi della sera e i regali di molti giorni potessero essere minacciati da una mia inopportuna diversità. Si prende una frase come un osso. Ha il profumo dei propri pensieri. La letteratura ha questa qualità odorosa. Il pensiero, nello stesso senso, per il medesimo motivo, affascina. Per questo motivo di specchiare un alito. Questa oscurità o ‘tenebra’ riconosciuta in se stessi può essere resa, dal lavoro intelletuale, come una cosa che c’è ma non determina la paura e può essere affrontata e risolta. Voglio dire che potevo scegliere un linguaggio deterrente cioè sbrigativo. Ma non è andata così. Non ricordo i tuoi pianti. Solo l’odore della pelle. La convessità delle ossa tenere del cranio sotto le labbra. Dalle labbra la trasmissione ossea del mormorio, il suono delle prime canzoni. Le asticelle di legno chiaro profumato di pino giorni e notti. Io che da anni non avevo più cantato e cercavo di cantare con una voce non mia non ancora riconoscibile da me. Si prende un ricordo come un osso di rosa. Non ho la traccia del tuo peso sulle braccia. Non sentivo fatica dunque. Il pensiero può essere d’amore e non pesare quasi nulla. Il pensiero può essere pensato come un figlio amato dunque dipanarsi e svolgersi e spiegare le ali, divenendo tutto ‘estensione’. Un sottile guizzante serpentello, o anche un ramo. Essere intellettuale aiuta a trovare le parole giuste. A non temere di sbagliare. Ci sono molte parole ugualmente giuste per una sola cosa. Così una sola cosa può essere confessata onestamente in infiniti modi. È il segreto di amori che durano per sempre. Il lavoro di intellettuale mi ha avvicinato a te. Negli anni mi sono avvicinato sempre di più, diversamente da come dicono che accada a causa del tempo. Il tempo non mi allontanato da nessuno che valesse la pena. Essi si sono rivelati indispensabili proprio nel tempo. Ci sono molte persone che avrebbero,saputo rivelarsi indispensabili e tra le infinite io ho saputo sceglierne solo alcune, quelle che adesso stanno vicine, che mi sono indispensabili. Non sono tutte. Le altre non le ho conosciute. Non ancora. Ma questo è causa della mia felicità. Aver fatto qualche scelta. Non ho fatto tutte quelle scelte giuste che vedevo possibilissime. Perché sono infinite le giuste scelte e non si può farne che alcune. Questa oscurità io la riconosce o come mia. La tenebra dell’infinita possibilità di essere felici in modi diversi. L’ingiustizia della asimmetria. Il mestiere di intellettuale mi ha avvicinato a molta gente che non conosco. E mi ha allontanato da molti che credevo di conoscere. Oggi era freddo trentasei anni fa. La notte prima che tu nascessi alla televisione vedemmo un film di fantascienza, di una fantascienza mitologica. Un viaggio nello spazio abitato da mostri mitologici. Una tragicommedia. Poi ci prese il sonno. Come navigatori solitari dormivamo mezz’ora, tra una doglia e l’altra. Le doglie erano dapprima brevi e distanti. Dormivano dunque. Poi si sono intensificate e lasciavano troppo poco tempo per trovare la postura per dormire. Allora abbiamo traversato la strada e ti abbiamo portato a nascere nella clinica di fronte. Sei venuto traversando il territorio di una scoperta scientifica costituita di una sanità mentale che non temeva nè il fallimento nè il dolore e cercava, nel sonno, la nascita. Spesso è così ancora. Il mio lavoro di intellettuale è una poltrona azzurra sdrucita su cui pensandoti esercito ancora la scelta di alcune parole. Il lavoro intellettuale, con le parole, deve togliere il male dalle parole. Se può essere compiuto avendo a che fare con chi amiamo noi possiamo avere una base di pensieri buoni, una gentilezza di intenzioni latenti. E allora quel lavoro di pensare le parole ci rende la vita migliore. La tenebra della biologia dalla quale nasce il pensiero non sarà avvertita come oscura. L’origine materiale della vita mentale può essere concepita una matrice biologica lucente, lo splendore ombroso da cui nasce il pensiero. Così la scrittura di quel sapere sentimentale riflette, sulla materia dello schermo a LED, la natura fisica della realtà psichica.
Ti abbraccio. Infinitamente. Un istante. Ti prometto idee per gli anni a venire. Riassunti augurali, ti mando. Ho trovato nel lavoro intellettuale l’io della nascita. Scoperto che l’inconscio non è natura a parte. Che è l’infinito di Giordano Bruno: la fisica, la cui natura ‘infinita’ fa il pensiero, è che allora, forse, l’origine non è un punto. Che seppure poeticamente si ha un bel dire della seconda nascita: lo si dica pure ma di certo essa sarebbe impossibile se non ci fosse la meravigliosa perfezione della prima. I poeti ricordano, gli scienziati rivelano, ed è l’unica poesia che mi piace davvero. Quanto dista tra le due, tra sciena e poesia, va colmato. La fortuna di esser anche poeti non vuol dire gratuitá. Non se si vuol restare poeti agenti, floridi fioristi e coltivatori di gran classe. Il futuro è un resto, un gesto di restituzione da compiere, l’umanità rispecchiata nella prassi. Sei nato nel bel mezzo della crisi sitemica delle ortodossie. Secondo un criterio di storia delle idee un attimo troppo presto. Però già cercavo, per non dire che tu fossi stato proprio abbandonato alla confusione imperante di allora. Oggi -che si è genericamente accettato di partire dal dato che la realtà psichica ha natura fisica- l’attività di intellettuale (disciplina della ricerca dei valori costitutivi dell’essere umani) mi permette di avere un po’ di più da scambiare con te. Ho maturato espressioni linguistiche di una musica che modula medesime intuizioni. So dirti che per l’uomo il pensiero l’amore e il lavoro risultano naturali necessari e inderogabili. Che da quando stavo un poco appartato ai margini dei campi da gioco dove tu vincevi e perdevi ho cercato di non sprecare tempo in questioni diversa dal chiarimento di quanto comprendevo via via. Depongo questa rosa di sali di calcio e fosforo. Allento la presa dei denti dalle cose trovate, mi tiro su spingendo le mani sul piano bianco della scrivania, mi sollevo stirando le ginocchia sento scivolare le une sulle altre le vertebre per cambiare la reciprocità delle loro distribuzione sull’asse dell’identità di un anno ulteriore di ricerca e ti sorrido e vengo verso di te e ti abbraccio, come se tu fossi qui. L’allucinazione d’amore non mi pare adesso sintomo di malattia invalidante. Buon compleanno.