Letteratura come utopia, Ingeborg Bachmann (*)
“Letteratura come utopia”
(dalla seconda di copertina): “Un libro deve essere come un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi: questa frase che incontriamo in una lettera di Kafka e che la Bachmann riprende, può valere come epigrafe per queste celebri lezioni pronunciate a Francoforte nel 1959 – 1960. In poche pagine limpide e vibranti la Bachmann ha consegnato l’essenza del suo pensiero sulla letteratura, vale a dire – per lei – su tutto.”
(pagina 58): “Un io senza garanzie! Che cos’è l’Io infatti, che cosa potrebbe essere? Un astro la cui posizione e orbita non sono mai state del tutto individuate e il cui nucleo è composto di sostanze ancora sconosciute.
(pagina 59): “Una volta ho visto un bambino piccolo che la madre voleva costringere ad ammettere di aver fatto una certa cosa. All’inizio il bambino recalcitrava, forse non capiva neppure cosa la madre volesse da lui. Dì che l’hai fatto! continuava a ripetere la donna. Devi dire: L’ho fatto io. E ad un tratto, come se finalmente avesse capito, o fosse ormai stanco di tacere e resistere il bambino disse: ‘L’ho fatto io’ e poi ancora, soddisfatto di questa frase, o meglio di questa parola così perentoria, continuò a ripetere: Io, l’ho fatto io, io, io! gridava, e alla fine, ridendo convulsamente, si gettò tra le braccia della madre torcendosi come un epilettico. ‘Io, io l’ho fatto, io, io!‘. (…) Se un giorno trovandoci di nuovo in una situazione inconsueta, diremo ancora Io, saremo turbati più che in passato da un senso di affanno, di stupore, di orrore, di dubbio e di incertezza.”
(pagina 124): “Letteratura come utopia – lo scrittore come esistenza utopica – i presupposti utopici delle opere… Se un giorno fosse possibile formulare correttamente le domande che vorrebbero far seguito ai puntini di sospensione, forse potremmo riscrivere la storia della letteratura e, con essa, la nostra storia. Lo scrittore però, colui che dimora da sempre in questa storia non scritta, solo raramente possiede le parole per scriverla e vive nella speranza in un patto inviolabile e segreto. Permettetemi dunque di concludere con le parole di un poeta che mi sembra cogliere perfettamente quello che ho tentato di dire. La parola del poeta francese René Char: A ogni cedimento delle prove, il poeta risponde con una salva di avvenire.“
*(la nota dice che della Bachmann dovrò scegliere altri libri)
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