l’altro tutto
Il genio fa solo ciò che può. Chi ha talento fa ciò che vuole: è che tuttavia le possibilità involontarie del genio sono più vaste del campo dei voleri del talento.
Per queste ipotesi si tira avanti. Parole che ci restituiscono la genialità di vite involontarie e possibili: che non si volevano, cioè, ma che possiamo. Che dunque siamo abili a contenere.
Così non volevo proprio amarti. Ma pure posso farlo. O mi pare. Mi pare di esserne capace. È insieme possibile e difficile. Ma ritengo implicita la difficoltà essendo l’intervento degli esseri umani su quel ‘tutto’, che è mondo, legato alla massa che diffonde in calore.
La natura fisica del mondo ci precipita nella consistenza. Si diventa più fisici anche noi. Meno astratti. Psicologi irritabili.
“Ringrazio dio!!” – (penso tale formula di generica riconoscenza) – “di avermi fatto sviluppare quell’irritabilità che resta alla base delle reazioni curiose, delle smorfie di ripulsa, dei bei sorrisi e dell’altro ‘tutto’ che compone il mondo”.