l’accensione del fuoco
riflessioni sull’accensione del fuoco
non è né facile né difficile: è naturale una volta che hai imparato e puoi distrarti mentre lo fai e qualcuno ne ha colto i vantaggi: non è per il fuoco ….dopo, non è per il calore insomma…: è che puoi distrarti e disobbedire: con il pensiero nascosto dietro lʼobbedienza delle mani, dietro ai movimenti meccanici che procedono verso attriti scintille e fiammelle: il resto viene da solo.
Il gran finale della fiamma forte sarà tutto un accorrere di ragazzini, donne e solo da ultimo dei cacciatori: allora non puoi più distrarti devi andare via: il divertimento si spegne con la gente intorno al fuoco.
Io da sempre non patisco il freddo e nessuno sa perché: mi basta il calore del riflesso del fuoco lontano sulle pietre: mi basta il calore del rosso opaco sulle pietre anche lontane dal fuoco e mi pare di sentirmi scaldato e non tremo: penso di avere una sensibilità alle variazioni di calore tutta mia e deve essere per questo che so regolare lʼattrito e far presto a suscitare la fiamma.
Io rallento di proposito il mio lavoro per pensare per stare solo più a lungo: la tribù è ingombrante fatta di rumori inciampi intralci e impedimenti che in effetti svaniscono al fuoco la sera: dunque è questa lʼimportanze del fuoco in una tribù: il fuoco cancella il fastidio lʼinciampo le distanze distribuisce il colore il rosso sulle pietre e verso il muro dʼalberi e la montagna: ed è lì che vado a sedermi ai piedi della montagna appena arrossati alle spalle delle ombre della tribù ricomposta: ombra di ombre a mia volta. Quasi non avessi voglia di contare il fuoco mi suggerisce la leggerezza e lʼimponderabilità e il rosso distribuito lievemente con la luce che si affievolisce con la distanza mi concede un esistenza sfumata: sono un tizzone una scintilla il calore degradante la luce che sfuma nellʼaria i miei stessi pensieri, alla fine, tutti insieme, diventano riflessioni sull’accensione del fuoco.
